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il REGISTRO ELETTRONICO del maestro Andrea Scano

da Repubblica on line

lunedì 30 dicembre 2019, di cesppadova

La Repubblica - 29 dicembre 2019, domenica

"Punito perché mi ribello al registro elettronico Così provo a tutelare i miei alunni più fragili"

di Monia Melis

Intervista ad Andrea Scano, maestro di Cagliari sospeso dal lavoro. Si rifiuta di usare il registro elettronico per non violare la privacy dei suoi alunni.

E così per Andrea Scano, 56 anni, maestro in una scuola elementare di Cagliari, arriva la sospensione dal lavoro senza stipendio. Non è la prima volta: è il quarto provvedimento disciplinare, per lo stesso motivo, in dieci mesi. Ma lui non molla, vuole andare avanti fino al giudice del lavoro.

A quando risale il provvedimento?
"Mi è stato comunicato ad agosto, ma senza l’indicazione del periodo, a discrezione della dirigente. Poi il silenzio, fino a pochi giorni fa: dal 23 dicembre all’8 gennaio, quando la scuola è chiusa per le vacanze.
Un modo - probabilmente - per evitare clamore e l’attenzione dei genitori, nonché la nomina di supplenti. Sarà uno dei rilievi che muoveremo con il Cobas Scuola Sardegna, la riunione per il contradditorio all’ufficio scolastico provinciale è il 9 gennaio".
Perché insiste col suo no?
"Il registro elettronico si utilizza a cuor leggero - a volte addirittura fin dalla scuola dell’infanzia - ma non c’è alcuna garanzia sul trattamento.
Non è stato dato il consenso dal Garante della privacy (ora in proroga, ndr ). Ed è in contrasto con il Regolamento europeo che prevede uno studio di impatto per simili sistemi che non c’è... Il risultato è un’enorme raccolta di dati, anche sensibili, simile a una schedatura di massa.
In caso di violazione bastano pochi clic per diffonderli e incrociarli". Quali i casi più a rischio?
"Le assenze per malattia, i commenti sull’andamento scolastico, le scelte sull’ora di religione. Ma di certo sono sempre i più deboli a essere esposti e vulnerabili: gli alunni con disabilità, ritardi o problemi in famiglia.
Informazioni che avrebbero bisogno di protezione".
E il cartaceo può assicurarla?
"E’ di accesso più difficile, è un oggetto fisico chiuso in un cassetto.
Ora vogliono farci digitalizzare, e inserire nel registro elettronico, anche il resoconto delle riunioni di programmazione. Noi le facciamo una volta a settimana e, anche lì, emergono osservazioni: spesso sui bimbi con difficoltà".
I suoi colleghi lo utilizzano? "Sì, ma con una certa varietà di posizioni.
Alcuni si ritengono soddisfatti, altri (la maggioranza) lo fanno senza riflettere sulle conseguenze, solo perché ci è stato imposto".
E come? "C’è il decreto legge 2012 ma non è completo, manca il piano di "dematerializzazione". Nel frattempo, i presidi hanno pressato con circolari e disposizioni perché si passasse al registro elettronico, riuscendoci.
Nella mia scuola, poi, è stato fatto passare attraverso una delibera del collegio docenti".
Ci sono sono altri ribelli al registro di nuova generazione? "Tanti, non solo in Sardegna. Anche per loro provvedimenti disciplinari; molti hanno ceduto, io resisto. Alcuni sono casi limite: insegnanti cui era stato imposto di usare il registro elettronico in scuole senza internet. Avrebbero dovuto aggiornare da casa, con connessione privata".
Pensa che la sospensione sia una ritorsione? "Sì, un intestardimento dovuto a una visione da dirigente-sceriffo. Vent’anni fa sarebbe stato impensabile".
C’è stata solidarietà? "A maggio i genitori dei miei alunni hanno scritto alla preside. Condividono le mie preoccupazioni, supportano la mia richiesta e chiedono un clima di serenità. Poi ci sono stati sit-in in città e ho ricevuto tanti messaggi".
E dai colleghi? "Dalla maggioranza silenzio, ed è l’aspetto più triste.
C’è tanto timore unito a scarsa consapevolezza. Eppure da questo meccanismo passa la libertà di tutti, e dei minori che dobbiamo tutelare".