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MO.S.E: ripristino bocche di porto

di Comitato No grandi navi - Laguna Bene Comune - Associazione Ambiente Venezia

giovedì 26 dicembre 2019, di cesppadova

MO.S.E: ripristino bocche di porto

di Comitato No Mo.SE - Laguna Bene Comune - Associazione Ambiente Venezia

«Riportando la bocca di porto di Lido a una quota di equilibrio si può eliminare la gran parte delle acque alte, almeno nella città storica». Ambientalisti e studiosi della laguna tornano all’attacco. E hanno inviato un corposo dossier al ministero per l’Ambiente, al Provveditorato alle Opere pubbliche e al Consorzio Venezia Nuova. Una delle cause delle maree ripetute – anche fuori stagione come quella di giovedì scorso – è «lo scavo dei nuovi canali e l’approfondimento dei fondali».

I lavori del Mose e la necessità di mantenere i canali navigabili per le grandi navi da crociera. Squilibrio che provoca effetti mai visti. Come il livello dell’acqua che la settimana scorsa è stato registrato più alto dentro la laguna che in mare. «Lo sconvolgimento delle bocche di porto», accusa Stefano Boato, docente Iuav ed esperto di laguna, già consulente del ministero per l’Ambiente, «è stato tale da rovesciare i rapporti millenari tra mare e laguna. L’imposizione del progetto Mose ha comportato un ulteriore approfondimento dei canali di bocca e un allargamento e spianamento “orizzontale” rigido e non modificabile».

Nel dossier gli ambientalisti (Boato ma anche Italia Nostra e i comitati veneziani) citano studi fatti dal Cnr e chiedono il rispetto delle indicazioni di legge. «Le Leggi speciali, il Palav, il Piano morfologico del Magistrato alle Acque», continua Boato, «prescrivono il riequilibrio geomorfologico con l’innalzamento dei fondali. Ma per gli interessi del Porto e del Mose non sono mai stati attuati».

L’ultimo tentativo, ricorda il professore, è stato nel 2006, per modificare il progetto Mose con altri che si adattavano alla sezione dei canali con interventi graduali, sperimentali, reversibili». Invece si è scelto di «cementificare».

Piantando migliaia di pali in cemento lunghi 50 metri sul fondale per sostenere le migliaia di tonnellate di peso dei cassoni e le paratoie. Fondali livellati, corrente che arriva più veloce.

«Alla bocca di porto del Lido», si legge nel documento, «la quota di profondità del canale si era stabilizzata alla quota media di 8 metri. Con i successivi e ripetuti scavi per il Mose, rompendo lo strato consolidato del caranto», continua Boato, «le profondità sono state portate fino a 12-13 metri innescando nuovi fenomeni di acqua altaa e rompendo sempre più l’equilibrio mare-laguna. «Tanto che», conclude Boato, «a Punta della Salute e in gronda lagunare interna a Marghera si rilevano ormai da anni quote di marea non ritardate ma in contemporanea e alla stessa altezza del mare. La settimana scorsa addirittura più alte».

Che significa? Che non c’è soltanto il Mose da completare al più presto per vedere se funziona. Ma una laguna da riequilibrare, fermando le cause del dissesto che fanno aumentare le acque alte.

Interventi da avviare al più presto, sollecitano gli ambientalisti. Perché nei prossimi anni il livello medio del mare è destinato ad aumentare, visto l’aumento delle temperature e lo scioglimento dei ghiacciai. La frequenza delle acque alte potrà aumentare ancora, mettendo a rischio Venezia e la sua laguna.

E se il Mose sarà completo e funzionante, certo non potrà essere chiuso tutti i giorni per non soffocare la laguna e il suo porto.

«Dunque», conclude il dossier ambientalista, «vanno sperimentati gli interventi che possono ridurre la marea anche senza Mose, da tenere per gli eventi eccezionali. Le macroinsulae, il rialzo dei fondali, le difese a mare. Tutti interventi che erano stati già studiati e proposti dal Comune guidato da Massimo Cacciari quasi vent’anni fa. Bocciati in nome della «grande opera salvifica» da sei miliardi di euro».