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ISTRUZIONE: da diritto a ‘funzione’ - Centro Studi per la Scuola Pubblica di Padova
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ISTRUZIONE: da diritto a ‘funzione’

di AA.VV.

mercoledì 13 novembre 2019, di cesppadova

Per capire cosa è successo alla scuola italiana ed il cammino della “valutazione” è possibile partire da un recente libro di Roberta Calvano (Scuola e Costituzione, tra autonomie e mercato, Ediesse 2019).

ISTRUZIONE: da diritto a ‘funzione’

di AA.VV. da roars.it

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In estrema sintesi, l’istruzione da diritto/dovere costituzionale è stata trasformata in una “funzione”. Come scriveva Cassese nel 1990: «La scuola non serve allo stato, non ne è organo, né può essere organo della regione, della provincia o del comune, ma serve a una funzione, quella dell’istruzione di cui è responsabile». Si è così realizzata una una progressiva “destatalizzazione” della scuola, auspicata al fine di «spogliare l’apparato centrale dei compiti gestionali, attribuendogli funzioni di determinazione di ‘standards’ e di ‘guidelines’, e funzioni di valutazione e di ‘audit’» (Cassese 1990).

Questo passaggio trova la sua origine nel clima culturale del new public management, ma sopravvive oggi con riferimento all’autonomia differenziata che vuole limitare lo Stato alla di definizione delle condizioni minime della funzione, i Livelli Essenziali di Prestazione (LEP).

Nel passaggio da diritto a ‘funzione’ c’è la traiettoria del ragionamento degli economisti che hanno definito la struttura concettuale dentro la quale impostare le politiche dell’istruzione, non solo in Italia. Sostanzialmente le istituzioni si giudicano per la loro ‘efficienza’ e al massimo si può discutere, eventualmente e solo dopo, di equità.

Per rendere la scuola efficiente ci sono due opzioni:

  • Opzione mercato:
  • Consiste nel dotare gli studenti della possibilità di scegliere, scuola, materie etc. e loro sceglieranno “con i piedi”; l’esempio estremo è quello del “buono scuola” (voucher scolastico)
  • Opzione pianificatore centrale (che in Gran Bretagna è ormai definito “stalinismo manageriale”):
  • Consiste appunto nel definire standard e guidelines;
  • E nello sviluppo di una valutazione centralizzata costituisce un «quasi-mercato».

In questo quadro si inserisce la nascita dell’Invalsi, originariamente pensato forse soltanto per la valutazione di sistema, ma ben presto piegato allavalutazione individuale. Il documento chiave per capire gli sviluppi di INVALSI dalla sua nascita ad oggi è un documento prodotto da Daniele Checchi, Andrea Ichino e Giorgio Vittadini (4/12/2008) per l’allora ministro Maristella Gelmini: “Un sistema di misurazione degli apprendimenti per la valutazione delle scuole: finalità e aspetti metodologici”. In quel documento sono auspicati tutti i passaggi poi realizzati concretamente e senza soluzione di continuità dai governi di centrodestra e centro sinistra.

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