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LA SCUOLA INADEGUATA ECO_logica_mente

di Giovanna Lo Presti

lunedì 14 ottobre 2019, di cesppadova

Pubblichiamo uno stralcio da un corposo articolo uscito sul blog ’vivalascuola’ in cui viene esaminato il ruolo della scuola, di Greta, del MIUR, del corpo docente in generale, condito con giudizi non sempre, da noi, condivisi. G.Z.

LA SCUOLA INADEGUATA ECO_logica_mente

di Giovanna Lo Presti da vivalascuola

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La scuola come istituzione sinora si è rivelata inadeguata: proprio l’ultima manifestazione del 27 settembre, che ha avuto la benedizione del Ministro dell’Istruzione e di tanti dirigenti scolastici ha chiarito quanto sia facile omologare la protesta ed assumere un atteggiamento paternalistico. Il fatto deprecabile che la sinistra, nel suo complesso, abbia lasciato la critica del “fenomeno Greta” alla beceraggine di una destra volgare e negazionista rispetto alla devastazione dell’ambiente ci dice quanto le nostre coscienze di adulti siano confuse.
Non era difficile dissociare la spettacolarizzazione ignobile di una ragazzina dal problema ambientale: ma quanti educatori lo hanno fatto? Le gazzette che si credono “progressiste” hanno riempito le loro pagine di lodi a Greta Thunberg: qui sì che ci sarebbe da dire “Vergognatevi!”, se non fossimo consapevoli che quel modo di essere “progressisti” non ha nulla a che fare con un progetto di emancipazione dell’umanità nel suo complesso.
La via d’uscita – che non è pensabile sia immediata, folgorante, vicina – consiste, come sostiene Fofi, in una “co-educazione comunitaria e collettiva”, nella ricerca di una via che porti ad un assetto sociale in cui ”minore sia l’ingiustizia e maggiore la collaborazione tra le persone di buona volontà”. Ogni frattura è da superare, ad iniziare da quella tra vecchie e nuove generazioni, che riprende – sarò drastica – quel ritornello ipocrita secondo il quale i padri non devono erodere le risorse dei figli, ritornello che ha consentito ad una classe di governo malandrina e che ben si guardava da sacrifici personali di ridurre i “padri” a lavorare sino alle soglie della vecchiaia ed i “figli” ad accontentarsi, quando va bene, di qualche “lavoretto” precario.

L’appello è a non lasciare soli i giovani che adesso si stanno muovendo. Proporre loro una visione critica del problema per cui scendono in piazza è doveroso, aprire loro, figli di una società in cui lo Spettacolo trionfa, gli occhi sul “fenomeno Greta” è necessità impellente. Non si tratta di paternalismo, si tratta di mettere al loro servizio ciò che noi sappiamo e che loro ignorano. Si tratta poi di accettare un eventuale contraddittorio e di costruire insieme, se ce la faremo, un movimento più saldo di quello che abbiamo visto sulle piazze, magari meno numeroso ma più consapevole.

qui il link all’articolo