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Tempi duri. Dopo il decreto sicurezza bis, il TAV.

di Beppi Zambon

giovedì 8 agosto 2019, di cesppadova

Tempi duri. Dopo il decreto sicurezza bis, il TAV.

di Beppi Zambon

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Il decreto Salvini bis aspetta la firma del Presidente della Repubblica per divenire legge dello Stato. A Mattarella è stata rivolta una petizione affinché lo rinvii alle Camere per una revisione, posti i numerosi rilievi di incostituzionalità già segnalati da diversi giudici e studiosi del diritto. Quand’anche il decreto fosse rispedito in Parlamento, sarebbe un segnale importante ma anche uno strumento propagandistico in più nelle mani del Salvini illuminato dalla madonna di Medjugorje. Drammaticamente l’opposizione a questo decreto capestro si consuma nel cielo della politica istituzionale e dentro aule parlamentari, mute e assonnate, in cui i partiti hanno misurato il proprio posizionamento di fronte alla fiducia posta dal Governo, col terrore di andare alle urne.

Così ancora una volta i 5 Stelle si sono manifestati quali complici attivi e plaudenti di un provvedimento liberticida, quale non si vedeva da tempo immemore, che non ha precedenti in Italia ed Europa. Se qualcuno ha ancora dei dubbi, valutando positivamente il passaggio in Parlamento - vera e propria foglia di fico - del via libera al TAV, con questo decreto Di Maio & C. divengono un nemico pubblico tanto quanto la banda Salvini: non si tratta di un provvedimento di politica economica con i suoi costi ambientali, economici, sociali come può essere il Tav, ma di una pesantissima menomazione della libertà individuale e sociale, un decreto liberticida, illegittimo [quale urgenza?!] e anticostituzionale. Un golpe bianco istituzionale.

Non stiamo qui ad esaminare il contenuto normativo dell’articolato del decreto, altri lo hanno già fatto, puntualmente e meglio di noi, vogliamo solo sottolineare che lottare per i propri bisogni nella fabbrica [produttiva, distributiva, commerciale], nel territorio, nel sociale con un blocco stradale o il picchetto delle portinerie, fare un sit-in o una manifestazione senza una preventiva autorizzazione, contengono in sé l’aggravante della resistenza, divenendo un reato penale con l’applicazione della reclusione fino a 2 anni. E poi tutto quello che riguarda i diritti civili dei migranti, i comportamenti sociali ‘devianti’ e l’operato delle ONG in mare, che sembrerebbe una barzelletta se non fosse tremendamente reale e già praticato, grazie alla prima legge Salvini.
È la configurazione del conflitto sociale come reato da punire sempre e comunque, è la negazione del dissenso sociale, è la traslazione della lotta in problema di ordine pubblico. Di fatto non è la registrazione legislativa di quanto già avviene sul piano politico: non è il Ministro degli interni che convoca le parti sociali per esporre il progetto economico–sociale del Governo, esautorando il Presidente del Consiglio?!

Un percorso a tappe forzate quello della Lega di Salvini che, forte del consenso nelle urne [e delle proiezioni statistiche] delle elezioni europee, che ha ribaltato i rapporti di forza delle elezioni politiche, ha portato all’eutanasia i 5S e ricatta tutti i partiti politici, portando a casa, subito, i risultati politici e sociali a costo zero quali, appunto, il decreto bis e l’approvazione del TAV - con il placet del PD che finge di indignarsi -, riservandosi di incalzare il Governo con l’Autonomia regionale differenziata e di andare alle elezioni, a proprio piacimento, sbandierando la flat tax e la nemicità dei poteri forti della UE.
Un percorso politico a cui tutti i partiti assistono attoniti e impotenti, impietriti dalla mitica neo Medusa-Salvini e dal baratro elettorale, quando non si offrono, come i Fratelli d’Italia e il gruppo di Toti, come truppe di rinforzo e di riserva.

I movimenti sono altro, non hanno alcuna rappresentanza politica, ma in tutta la primavera hanno dimostrato di non soffrirne, anzi, mai, da decenni, si erano date manifestazioni di piazza ed iniziative sociali di grande rilievo e portata prospettica. A settembre si ripartirà con al centro il cambiamento climatico e si riaprirà la partita, sapendo che l’arbitro è, oltre che ostile, nemico.

Tempi duri, dunque, dove i movimenti dovranno dimostrare apertura, duttilità, elasticità, intelligenza, determinazione. È il terreno della disobbedienza che dovremo attraversare, forti della consapevolezza che la legalità non rappresenta - non ne è il sinonimo - la giustizia, tanto meno quella sociale.

-* https://ilmanifesto.it/una-norma-illegittima-e-giusto-disobbedire/