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Rapporti Pericolosi. “Ho tradito David... con...

di m.r.

mercoledì 8 maggio 2019

Rapporti Pericolosi

“Ho tradito David... con un palestinese...” / “Cazzo... sei fuori di testa?” Sarah e Maryam

di m.r.

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Quello della cosiddetta Questione Palestinese è un rompicapo irrisolvibile. Due popoli profondamente diversi, sotto ogni possibile profilo, a contendersi un lembo di terra da tempo immemorabile. Lo sa chi ci è stato, quando solidarietà e avventura erano la stessa cosa, toccando con mano ciò che lo stato di Israele aveva edificato ai danni della popolazione palestinese: un regime di apartheid. Lo sa il resto del mondo, pur non avendo attraversato posti di blocco e check point, zone sotto coprifuoco, edifici sventrati. Lo sanno bene gli autori di Sarah e Saleem – Là dove nulla è possibile. Sembra saperlo perfino la nostra abitualmente sciagurata distribuzione laddove insiste a modificare il titolo originale dei film stranieri, in questo caso The Reports on Sarah and Saleem, come sempre più aderente al costrutto del racconto. O forse no, forse il regista palestinese Muayad Alayan e suo fratello Rami alla sceneggiatura pensano che – invece – qualcosa è possibile.

E’ sera inoltrata, Sarah e Saleem fanno sesso nel vano di carico di un furgoncino. Sono entrambi adulteri: lei madre di una bambina, lui in attesa del primo figlio. Lei gestisce un bar, lui consegna i prodotti del fornaio. E fin qui... Solo che Sarah è la moglie di un colonnello di Tsahal, le forze armate israeliane, deciso a fare carriera, Saleem è palestinese, non troppo coinvolto nelle ragioni della sua gente. Un gioco pericoloso, che tuttavia sembra filare via liscio. Ma mentre stiamo ancora cercando di capire se è amore o solo sesso ecco che il Caso, quello dell’intoppo tanto caro al Bardo, cambia le regole del gioco. Meglio: le fa saltare tutte innescando una reazione a catena, generando un problema apparentemente privo di soluzione. Una questione palestinese dentro la Questione Palestinese. Un rompicapo al quadrato. Il Caso viaggia con prepotenza inarrestabile su un doppio binario, da tutte e due le parti del muro, fino a provocare un inevitabile cortocircuito.

Sono sorprendenti la maturità di questa che è pur sempre un’opera seconda, la complessità di una narrazione che partendo dal privato riesce a suggerire con rara equidistanza chiavi di interpretazione della realtà sociale di un eterno contrasto, il lavoro di scrittura e di organizzazione drammaturgica così complesso e preciso. Nella vicenda di Sarah e Saleem tutto inesorabilmente si trasforma in qualche cosa che travalica il loro destino di donna e uomo per mescolarsi con le ragioni che da sempre oppongono due popoli. I sistemi di comando dei quali hanno però più di un punto in comune. Certo possiamo vedere come alle immagini di una Gerusalemme affascinante , ricca di storia e di cultura, si oppongano quelle polverose e ferite di Ramallah e dei suoi quartieri più poveri. Possiamo confrontare gli interni signorili della casa di Sarah e David con quelli modesti della casa del fratello di Bisa, moglie di Saleem, che dà loro ospitalità in ragione del magro stipendio di lui. Vediamo le forze speciali israeliane impegnate in “operazioni antiterrorismo” che per noi sono condotte da terroristi in divisa, assistiamo ancora a un lancio di pietre quale unica difesa contro colpi di Glock calibro 9. Ma nelle modalità delle catture, nei Reports, scritti in caratteri e lingue diverse, c’è qualcosa di tremendamente simile nell’ispirazione. Quella cosa che sempre, ovunque, comunque, antepone la Ragione di Stato a quella dell’Individuo.

Una Ragione che spesso si traveste con i panni della Giustizia che, come sempre, esige uno o più colpevoli. La storia di Sarah e Saleem diventa così quella di una questione che non può non avere colpevoli. E un prezzo da pagare. Esattamente come la Questione Palestinese. Il rompicapo può risolversi solo attraverso l’assunzione di responsabilità. Attraverso la messa a valore della verità. Quindi: qualche cosa è possibile. In un finale aperto questa soluzione è lasciata in mano alle donne, alla possibilità che viene consegnata loro di uscire dall’ombra, da quell’eterno secondo piano in cui la Storia sembra averle sempre relegate. Anche se loro sono le Madri. Loro il Coraggio