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sabato 9 febbraio 2019, di cesppadova

Diritti a scuola

“AUTONOMIA RINFORZATA”

di Mario Ambel


“AUTONOMIA RINFORZATA”

di Mario Ambel da insegnareonline.com

Prima i veneti e i lombardi. Poi magari gli emiliano-romagnoli. Poi, a seguire, gli altri, in disordine sparso. In questo miscuglio di localismi, regionalismi e sovranismi, declinati in nome dell’ “autonomia rinforzata”, che hanno come denominatore comune la miscela fra individualismo sostanziale e sussidiarietà apparente, vanno crescendo le discussioni sulle annunciate iniziative del governo per la regionalizzazione del sistema scolastico, vecchia bandiera del centro destra, non del tutto estranea alle pulsioni del centrosinistra e ora raccolta dal governo del cambiamento giallo-verde. Pochi e dispersi, ma fermi, i contrari, in nome di un bene comune di natura costituzionale, che sappia coniugarsi col senso dello Stato e della sana gestione dell’interesse pubblico.

Certo non è facile difendere uno stato centrale che da vent’anni sulla scuola non ne indovina una e ne disfa molte, ma è sicuro che disarticolare il sistema scolastico, comunque venga fatto, aumenterà le spese (strutturali e correnti), le disuguaglianze (fra nord e sud e fra centri e periferie), le incompetenze (sia quelle formali sballottate confusamente fra organismi territoriali che quelle sostanziali dei soggetti che le governeranno), il caos (di norme, procedure e ricorsi). L’autonomia (anche non rinforzata) e una chiara divisione dei compiti fra organismi istituzionali e pubblici avrebbe dovuto servire per distribuire le responsabilità, alleggerire le procedure, accrescere la funzionalità, invece sono solo aumentati l’inefficienza e lo scarica barile. Oltre la voglia di spendere il denaro, se c’è, là dove viene prodotto (vero motore delle iniziative annunciate) e il concorso a soggetti privati spesso dal dubbio pedigree.

Senza finanziamenti e senza sani e solidi principi guida sulla gestione della cosa pubblica nell’interesse collettivo (perché sono questi che entrambi mancano) rischiamo di assistere solo all’ennesima inconcludente bagarre socialmediatica in cui si è autotrasformata la nostra democrazia. E pure la scuola finirà nel calderone delle materie da propaganda elettorale permanente. Anzi, c’è già dentro da un pezzo! Purtroppo. Anche su questo terreno è bene che la scuola stia attenta a ciò che viene proposto e sta accadendo, prima che sia troppo tardi.

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