MPI
USR Veneto
USP Padova
Comune Padova
Provincia Padova
Regione Veneto
Italia - servizi
Europa


Centro Studi per la Scuola Pubblica
via Cavallotti 2 - Padova
tel.049692171 - fax.0498824273
email: info@cesp-pd.it



CESP nazionale
CESP Bologna
Scuola e Costituzione
Rete Scuole
Comitato genitori
Ass. per i diritti dei lavoratori
Cobas della scuola
Normativa
  

Sito dalla scuola e per la scuola bene comune, di tutti e per tutti.
Se vuoi ricevere INFO_azione a cura del CESP di Padova invia una mail qui oppure visita il forum

venerdì 11 gennaio 2019, di cesppadova

discussione

FARINA, CRETA e ROBOT

di Gianluca Gabrielli - maestro


FARINA, CRETA e ROBOT

di Gianluca Gabrielli da comune-info.it

Mia nonna ha utilizzato fino agli ultimi anni della sua vita una borsa dell’acqua calda di rame, mia mamma ha ancora in cucina il contenitore del sale grosso che le aveva preparato negli anni cinquanta il suo amato padrino. Non è che non avessero i soldi per una borsa dell’acqua calda di plastica o per un nuovo contenitore più trendy per il sale: semplicemente – come ancora afferma mia madre – “mi piange il cuore spendere soldi quando non serve”. Con queste antenate, difficile che io non sviluppassi una sindrome simile, una sorta di disagio viscerale di fronte alle spese non pienamente motivate, che a volte si estende addirittura anche alle spese di soldi non miei. Imbarazzante. L’ultimo imbarazzo viscerale l’ho vissuto nel recente collegio dei docenti della scuola in cui lavoro.

Ci è stato infatti spiegato che si è presentata l’occasione, all’ultimo minuto, di partecipare ad un bando. Si trattava di concorrere all’utilizzo di ventimila euro finalizzati a predisporre – mi pare – un’aula o comunque un ambiente innovativo per la didattica. L’occasione è stata colta al volo e con l’aiuto di esperti informatici si è ipotizzato in tutta fretta di allestire un ampio spazio in una delle scuole dell’istituto con Lim di ultima generazione, proiettori portatili, robot didattici interattivi, angolo morbido, vernice magnetica ad una parete su cui appendere sussidi didattici calamitati e non so quant’altro. Che dire, sicuramente chi si è dato da fare per partecipare al bando e fare questa ipotesi ha fatto del suo meglio e altrettanto sicuramente – scegliendo un profilo di alta e avanzata tecnologia – ha elaborato una proposta che ha buone possibilità di successo, ponendosi in sintonia con l’idea corrente che in tecnologia l’ultimo modello è meglio del penultimo e che la didattica avanzata è tout court quella avanzata tecnologicamente. Tra l’altro ci capisco talmente poco di livelli avanzati di tecnologia per la didattica che sicuramente nella descrizione a memoria avrò infilato due o tre errori, figurarsi entrare nel merito della proposta. Eppure il disagio viscerale mi si è presentato, quindi in qualche modo devo dargli ascolto.

Dovendo innovare la didattica nella scuola, come avrei speso quei ventimila?

Come prima cosa avrei fatto acquistare un semplice schermo da 50 pollici per ognuna delle trenta classi delle scuole primarie dell’Istituto. Nella scuola primaria a mio parere non servono Lim o robot, di sussidi calamitati ne abbiamo talmente pochi che li possiamo attaccare sulle ante degli armadi metallici, quindi quello che invece servirebbe moltissimo è uno schermo grande, collegato al computerino che più o meno – privato o di Stato – già c’è in ogni aula, per vedere i documentari e le immagini che si rendono necessari nel corso della vita a scuola. Ne ho trovati in rete al prezzo di 389 euro, quindi per trenta classi fa 11.670 euro. Occorrerà comprare anche i cavetti e i supporti per appenderli, e pagare una ditta che li fissi alle pareti in alto: 25 euro a supporto, altrettanti per il montaggio? Altri 1.500 euro, e siamo a 13.170.

A questo punto potremmo completare l’ordine con elementi tecnologici leggermente meno avanzati, ma di cui si fa molto uso nelle scuole elementari e dei quali soffriamo di una penuria cronica. Faccio un preventivo approssimativo senza esagerare, soprattutto per una questione di spazi di immagazzinamento: 400 chili di creta da modellare, un kit di 120 calamite e limatura di ferro per esperienze sul magnetismo (e – perché no – per una crescita futura della “didattica magnetica”), 800 litri di terriccio e un’ottantina di confezioni di sementi per allestire una quarantina di orti in cassetta, 200 dadi da lancio, 200 compassi, 120 palloni, 120 corde per il salto, 60 kit per cucire, 160 chili di farina e di sale per fare impasti, 80 litri di tempere, 200 pennelli, 40 scatole di gessi grandi colorati, … siamo a 3.452 euro. Aggiunti ai precedenti arriviamo a 15.622 euro. Poi si potrebbero mettere in lista di acquisto 2.400 euro di libri, per rinnovare le nostre letture. Infine – con lo spirito della nonna e della mamma – probabilmente proporrei una rinuncia agli ultimi 2.000 euro, sarei contento così.

So che è un gioco, so bene che una proposta del genere non vincerebbe mai un bando di questo tipo. So che bisogna impegnare tutti i soldi, sbaglia chi risparmia. So che la tecnologia del libro, dell’argilla, delle tempere è sorpassata e derisa dagli attuali padroni del ministero, che quindi riderebbero dietro ad un simile preventivo. So che le Lim di ultima generazione sono costosissime ma trendy, mentre semplici schermi da 50 pollici sono banali, fanno quasi vergognare (ricordano giustamente le televisioni che al cinema degli anni cinquanta permettevano di vedere collettivamente Lascia o raddoppia, livello tecnologico al quale le nostre aule non sono ancora arrivate). So anche che la tecnologia dei bandi ministeriali non viene pensata sulla base delle esigenze didattiche dell’insegnante medio come me, ma sulla base di marketing, di esigenze di immagine, di un’idea della scuola e dei suoi bisogni maturata lontano da essa, prescindendo dai problemi e dalle esigenze della scuola reale. Quindi so che una proposta simile verrebbe scartata.

Così va il mondo” -probabilmente starete pensando – “e così va la didattica, da un po’ di tempo a questa parte, non penserai di scambiare farina e creta con i robot, vecchio maestro luddista impertinente”. Peccato.

Continueremo a procurarci le tempere con i punti della spesa, ad elemosinare le sementi per gli orti, a vedere i documentari ammassati di fronte a schermi da 24 pollici portati da casa o recuperati da qualche genitore. Salvo andare una volta all’anno nell’aula super mega robotizzata, quando la lista delle prenotazioni sarà arrivata al nostro turno. Chissà… in fondo, questa mancata massiccia tecnologizzazione potrebbe rivelarsi, un giorno, la nostra fortuna.

Bookmark and Share