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sabato 27 ottobre 2018, di cesppadova

discussione

INVALSI: cosa bolle in pentola?

di Rossella Latempa


INVALSI: cosa bolle in pentola?

di Rossella Latempa da roars.it

Una profilazione psicologica di massa degli alunni, a partire dalle scuole elementari, gestita in modo del tutto opaco da INVALSI. Raccogliere dichiarazioni sull’autostima, la fiducia, o le aspettative future di circa 2 milioni di studenti e considerarli possibili predittori di comportamenti sociali o educativi da adulti, significa confezionare un enorme database di ipotetici profili di cittadini, lavoratori, studenti universitari. Chi sarà il proprietario dei dati psicologici raccolti dall’INVALSI? Quale uso potrebbero farne eventuali soggetti terzi che ne entrassero in possesso? Questo è quanto emerge dalla nostra analisi sulle socio-emotional skills che si conclude con questo terzo post. Proviamo a riprendere le fila:

1) l’Istituto di Valutazione italiano ha stabilito in maniera unilaterale che alcune nostre scuole aderiranno agli studi OCSE sulla misura delle soft skills (“domini Big Five”) di studenti dai 10 anni in avanti (link> I parte del post).

2) Gli studi che riguardano le soft skills si basano sulla somministrazione di questionari che associano le dichiarazioni dei bambini/adolescenti intervistati ad una certa probabilità di incidenza di comportamenti/manifestazioni socialmente desiderabili o di particolari rischi/disturbi nella vita adulta (link> II parte del post)

3) Gli studi che riguardano le soft skills sono generalmente su base campionaria e si svolgono dopo opportuna informazione e raccolta di consenso al trattamento dei dati personali dei partecipanti.

3) I quesiti sull’autoefficacia, autostima, motivazione e aspettative future del Questionario 2018 sembrano appartenere all’ area scientifica della psicologia dell’età evolutiva. Non ci risulta, inoltre, alcun precedente scientifico, nazionale o internazionale, di rilevazioni di massa di tipo psicometrico-motivazionale.

4) La somministrazione censuaria (a tutti gli studenti italiani) dei nuovi items contenuti nei questionari può, con ampio margine di ragionevolezza, configurarsi come una profilazione di minori (=raccolta automatizzata di dati per valutazione di aspetti personali) avvenuta in assenza di adeguata e preventiva informazione e con commistione di finalità, per le quali sarebbe stato necessario raccogliere consensi specifici e trasparenti. Proprio il modello delle Big Five (lo stesso dell’OCSE-INVALSI) è stato al centro del recente scandalo dell’azienda di consulenza Cambridge Analytica, la società entrata in possesso dei profili psicologici di circa 50 milioni di utenti Facebook, utilizzati senza autorizzazione.

Ricapitolando

Proviamo a riprendere le fila di quanto raccontato lungo tutto il post sulle socio-emotional skills.

1) l’Istituto di Valutazione italiano ha stabilito in maniera unilaterale che alcune nostre scuole aderiranno agli studi OCSE sulla misura delle soft skills (“domini Big Five”) di studenti dai 10 anni in avanti (I parte del post).

2) Gli studi che riguardano le soft skills si basano sulla somministrazione di questionari che associano le dichiarazioni dei bambini/adolescenti intervistati ad una certa probabilità di incidenza di comportamenti/manifestazioni socialmente desiderabili o di particolari rischi/disturbi nella vita adulta (II parte del post)

3) Gli studi che riguardano le soft skills sono generalmente su base campionaria e si svolgono dopo opportuna informazione e raccolta di consenso al trattamento dei dati personali dei partecipanti, in molti casi volontari. Inoltre, nella maggior parte dei campioni (soprattutto al di fuori degli USA) l’età media dei bambini è sempre superiore a 10 anni.

3) Esistono profonde analogie tra le ricerche internazionali sulle competenze non cognitive e i recenti quesiti inseriti dall’INVALSI nell’ultimo questionario studente. In base ai dati e alla letteratura analizzata, ci sembra infatti di poter sostenere che i quesiti sull’autoefficacia, autostima, motivazione e aspettative future del Questionario 2018 appartengano all’ area scientifica della psicologia dell’età evolutiva. Non ci risulta, inoltre, alcun precedente scientifico, nazionale o internazionale, di rilevazioni di massa di tipo psicometrico-motivazionale.

4) I nuovi quesiti 2018 non erano stati in alcun modo pubblicizzati (fatta eccezione per la presentazione ad un seminario su invito, reperibile in rete) né diffusi tra scuole e famiglie, dunque gli insegnanti e gli studenti coinvolti non erano preparati a quel tipo di domande (come testimoniano le reazioni registrate dai social e dalla stampa del maggio scorso).

Gli ultimi due punti, in particolare, ci pongono dinanzi ad un problema da non sottovalutare, ma che invece ci sembra del tutto ignorato dall’INVALSI: quello della raccolta, gestione e tutela dei dati personali.

Qui i link agli articoli completi:

1^ parte

2^ parte

3^ parte

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