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sabato 30 giugno 2018, di cesppadova

discussione

RICONCILIARSI CON IL MARE. Una lettera-racconto

di Andrea


“ANDIAMO A FARE LA PACE CON IL MARE”

Carissimi e carissime,

prima di tutto l’elenco delle persone che hanno contribuito alla riuscita dell’iniziativa, in ordine sparso (temendo di dimenticare qualcuno che mi scuserà):

Banda degli Ottoni, coro di Micene, Giordo e Simona, Megi, Rita, Cecilia, Grazia, Chiara, Elena, Diana, Laura, Franco, Gianni, Giancarlo, Paola, Livio, Adelio, Nicoletta, Paolo, Susanna, Barbarella, Silvia, Marco, Matteo, Manuela, Domenico, Chiara, Marilena, Valentina, Alessandra, Gianluca, Nicoletta, Claudio, Giulio, Anna, Federico, Elena, Francesco, Ariadna, Rolando, Benedetta, Grazia, Gianni, Simona, Andrea, Ludovico e Andrea, Sabina, Milena, Brigitte, Carlo, Paolo, Ilaria e Stefano, Tullia,

ma soprattutto avevamo due “padrini” in cielo: il 21 giugno è san Luigi, e Luigi era mio nonno, e poi le prime bottiglie di vino le ha volute un amico di un amico che si chiama Nicola Sacco, una garanzia......

Ma voglio raccontarvi bene, anche perchè il mio amico Antonio, che da sempre fa teatro, mi ha detto: “Andrea raccogli tutte le emozioni e a settembre pensiamo a fare uno spettacolo!” Vedremo.

Lavoro da Settembre presso un CPIA a Milano, ovvero, una scuola statale di italiano per stranieri. La quasi totalità dei nostri alunni sono immigrati, poveri, in gran parte dall’Africa, la maggior parte arrivata sui barconi, vive in grandi centri di accoglienza con centinaia di persone. Molti dei miei alunni, solo quando ci eravamo ben conosciuti, hanno raccontato spontaneamente del loro viaggio, di traversie durate mesi, a volte anni, con la tappa più dura: quella in Libia. Nominare la Libia suscita subito un cambio nei volti, negli sguardi.

Come se a reduci da campi di concentramento durante la seconda guerra mondiale, credo, avessimo nominato la Germania.

Consiglio a tutti l’acquisto del libro, edito da Chiare Lettere “Non lasciamoli soli, storie e testimonianze dall’inferno della Libia”.

Bene, con loro, dopo una domenica in aprile passata a giocare in un parco, avevo lanciato l’idea di fare una gita al mare. Molti di loro l’ultima volta avevano visto il mare in Sicilia. Avevamo deciso il titolo “Andiamo a fare pace con il mare”. Ma da metà maggio a metà Giugno c’era il Ramadan quest’anno, farla prima non si riusciva, bisognava aspettare la fine, quindi a scuola terminata, coi rischi dei contatti più flebili. Ma tant’è.

Il primo maggio ero andato da un mio carissimo amico, compagno di liceo, che da anni vive a Camogli, vivono in un posto meraviglioso, con della terra intorno a terrazze, sul sentiero tra san Rocco e punta Chiappa.... avevo proposto a lui e a sua moglie: “E se venissimo a trovarvi coi miei alunni?” “ Quanti sareste?” Mi chiede: “Una ventina” dico io.... “Va bene, vi prepariamo il pranzo” mi dice e ipotizziamo delle date.

Guardando il calendario a scuola riesco a centrare una data: giovedì 21 giugno. Sono libero da impegni scolastici, evitiamo il fine settimana, gli amici sono disponibili quel giorno per prepararci il pranzo ed è il giorno più lungo dell’anno! Mi informo per i treni: scopro che c’è un treno diretto Milano Rogoredo-Camogli. Perfetto! Vado a chiedere in stazione: su quel treno non fanno il minimo sconto comitiva: più di 30 euro andata e ritorno! Sono tanti. I nostri non hanno un ghello. Ricevono 75 euro al mese, ma o bastano a sopravvivere o li mandano a casa.

So già tra l’altro che proporre questa gita “ufficialmente” alla scuola avrebbe ben poche probabilità di “passare”, quindi l’unica opzione è farla fuori dall’orario scolastico e quindi autofinanziandoci interamente. Alcuni alunni, soprattutto le madri di famiglia egiziane, potrebbero pagare il biglietto, ma molti di loro: no.

Penso ad un’altra opzione e comincio a cercare preventivi: scopro dopo giorni che un pullman ci costa 700 euro più Iva, ci stanno 52 persone e c’è il vantaggio che si parte da davanti a scuola!!

Bene, possiamo essere anche più di 20, anzi, a questo punto vale quasi la pena riempire il pullman!

Comunico alle colleghe in riunione che sto organizzando questa gita, fuori dal nostro orario, senza vincoli, nessuna è contraria, qualcuna incuriosita, qualcuna perplessa. Non è possibile allargarlo ad altre classi: già così, dicendolo nelle classi dove lavoro (e sono 3) ci sono potenzialmente 70 partecipanti. E c’è da ricordarci che ci aspettano in una casa a mangiare.

24 maggio, ultimo giorno di scuola, poi ci sono gli esami, siamo in pieno Ramadan, faticano a mettere a fuoco una data come il 21 giugno, tra un mese, per andare al mare, ma ci proviamo. Di fatto scopro che tutte le donne danno forfait, non possono, me lo spiegano con gli sguardi: i figli, i mariti (io le invito a dirlo anche a loro....). Nulla, mi sa che saranno quasi tutti maschi.

Ma i soldi? Come fare?

La settimana dopo ci sono gli esami, alla fine degli esami comunico loro 3 appuntamenti:

  • -mercoledì 13 giugno: ci vediamo a scuola e dipingiamo delle magliette batik, le venderemo
  • -martedì 19 tutti portano i soldi raccolti
  • -giovedì 21 alle 7 davanti a scuola, si parte col pullman. Raccolgo le adesioni, firmano in parecchi, ma le garanzie che vengano a questi appuntamenti non ce le ho.

Nel frattempo mi ero sbagliato: mercoledì 13 giugno abbiamo una riunione con le colleghe, ma non posso più disdire il laboratorio con gli studenti, ho dato loro un avviso in mano, le colleghe si innervosiscono. Mi scuso.

Nel frattempo lancio l’idea al mio amico Spegin che produce vino con i giovani della sua comunità, con pene alternative al carcere, di vendere del suo vino: ogni bottiglia un euro per la gita: 50 cents da lui, 50 cents da chi l’acquista, coscienti del progetto.

Sabato 9 Giugno corteo antirazzista per Milano, tante persone, anche alcuni studenti! Evviva, penso! Gli Ottoni ci sono, spiego loro l’iniziativa e lanciano una colletta al loro interno. D’altra parte la nostra scuola è in via..... Colletta!!

Nei giorni seguenti vendo circa 100 bottiglie, corro a destra e a manca a consegnare.

Sta arrivando il 13 Giugno, è la prima scommessa: quanti verranno a fare le magliette?

Nei giorni precedenti ho comprato i colori e 100 magliette a 2 euro e cinquanta l’una (il posto più economico, per poi tagliare 100 etichette e non fargli pubblicità...), ho visto 10 tutorial per capire come farle, ho fornelletto, elastici, sale grosso, aceto, ammorbidente, tutto per farle.... Investo 400 euro circa! Speriamo che la macchina funzioni!

Il giorno prima tra le mille corse vado a comprare due teli di plastica, da imbianchini, per proteggere i tavoli di scuola.

Ma alle 18.00 del 12 giugno in piazza Scala c’è un presidio: c’è stata la vergogna del caso della nave Acquarius bloccata in mare, respinta dal governo italiano, carica di migranti, vedo in loro i volti dei miei studenti, ho un’enorme rabbia. Vado di corsa al presidio. Ci sono immancabilmente gli Ottoni a scoppio che si raccolgono alla spicciolata come sempre e mentre le parole del comizio non si sentono nemmeno, attaccano a suonare e mi dicono: “Andrea, mettiamo il cappello, tu racconta della tua iniziativa, i soldi che raccogliamo vanno a voi!” Straordinari: lo faccio. La gente butta i soldi nel cappello, alla fine saranno 150 euro! Grazie Ottoni. Per quanto sia bella Barcellona, i catalani ci invidiano gli Ottoni a scoppio!!! Ma la cosa più divertente? Durante il presidio, mentre suonano, scoppia un temporale potente: tiro fuori dallo zaino.... il telo di celophan! TUTTI SOTTO! E si continua a suonare e ballare, una gioia enorme! Ridiamo! “Geniale!” mi dicono, “Qualcuno lassù ci vuole bene.” Le stelle, penso....

Il 13 giugno: rullo di tamburi..... 10 alunni ci sono: OTTIMO. Dipingiamo 100 magliette Per ben due volte devo correre in cerca di un colorificio e comprare altri colori!! Dico: “OOOO siamo ancora nel Ramadan!! Non mangiatevi i colori!!” Ridiamo, ma la cosa più bella è vederli lavorare e pensare con loro di fare una cooperativa. Lo propongo, ridiamo, pensiamo al nome. Spiego la differenza tra una ditta e una cooperativa. Omar dice che vuole essere il direttore, andiamo bene, dico io.... Li lascio da soli, vado a prendere i colori, ma sono assolutamente tranquillo, vanno avanti a lavorare. Bravissimi.

All’una scappano, ma dove vanno che tanto non mangiano? A posteriori forse mi dico: vanno a pregare, chissà. Li aspetto il giorno dopo a sciogliere i nodi e vedere il risultato.

Il giorno dopo sono solo in 4! Lavoriamo tutta la mattina, la scuola è piena di magliette stese, coloratissime. Chiedo se possono venire il giorno dopo, dobbiamo stirare le magliette, fare le scritte: ma è come chiedere a noi di venire il 25 dicembre: il 15 giugno finisce il Ramadan, saranno tutti in moschea a pregare e i giorni dopo, festa!!! Vabbhè, mi dico, ce la faremo. Penso che nel fine settimana c’è la festa di radio pop, magari fuori della festa potremmo vendere le magliette....

Mando mail a tutti gli amici e le amiche, cominciano le prime richieste. Scrivo a chi e cosa devo consegnare, dove, studio i percorsi, annoto quanto entra, quanto è uscito. Nel frattempo spero che quelli del pullman mi diano un po’ di tempo, COME FACCIO A SAPERE SE VALE LA PENA PRENDERE UN PULLMAN? CHI MI GARANTISCE? NESSUNO.

Il giorno dopo sono a scuola, venerdì: da solo col mio ferro da stiro. Un’amica di un’amica ha visto la mail che è rimbalzata, mi telefona. Col forte accento tedesco mi chiede cosa puo’ fare: le dico se vuole venire a scuola: dopo mezz’ora è lì: una simpatica donnona tedesca, mi aiuta a stirare: e chi la conosceva? FANTASTICA! Le magliette le vendiamo a 10 euro, ma lei, come altri, ne prende una e lascia 20. Mi dice: erano anni che avevo giurato di non stirare più....

Nel frattempo sia gli Ottoni che il coro di Micene hanno fatto collette, altri 200 euro circa. Un’amica mi dice che puo’ fatturare il pullman e rimborsarmi i 70 euro di Iva, ottimo.

Passo il fine settimana a correre da amici e amiche a consegnare vino e magliette, ho messo un manico di scopa tra le due portiere dietro dell’auto: la furgoneta magica ora è un furgoncino di un rappresentante di abbigliamento, sembro un mercato ambulante: magliette? Vino? E fa un caldo!

Ricevo messaggi di grande solidarietà. Alcuni amici e amiche più lontane diventano la ruota di scorta, (anche Gianni Tognoni, che è venuto a scuola da noi due mesi fa a parlare delle ingiustizie del mondo): “Andrea se non ce la fai, mi dai l’Ibam!” Grazieeee, non ce ne sarà bisogno, ma saperlo aiuta e poi verranno buoni alla prossima...

Lunedì 18 giugno continuo a consegnare, vediamo chi viene domani dei ragazzi a pagare, ma con che cosa?

Viene solo l’unico ragazzo bianco che verrà, minore, di una comunità, kossovaro, dolce, arriva con 20 euro in moneta: lo bacio e lo abbraccio! Ce la faremo. Un pagante c’è!

Nel frattempo ho preparato un annuncio-avviso scritto, stampato e fotocopiato: invito a venire martedì 19 alle 18 in piazza duomo, alle 18.30 in Feltrinelli presentano quel libro che vi ho nominato prima, arrivare con alcuni ragazzi e vendere le nostre magliette sarebbe ottimo. Qualcuno passa da scuola, dò loro il biglietto sperando di vederli nel pomeriggio seguente.

Martedì mattina: riunione a scuola: le colleghe non sono contente: dicono che ho fatto tutto da solo, che non si fa così, io dico che mi sono sentito ben lasciato solo, sono stanco e teso. Non va bene. Alla fine qualcuna compra una o due magliette. Ho invitato diverse di loro già da tempo, a partecipare alla gita, nessuna puo’. Peccato.

Nel frattempo, per precauzione avevo invitato un caro amico ottimo nuotatore, mentre un’amica del coro mi ha detto che viene insieme ad un’altra amica. Poi ci sarà il vecchio e caro Franco che verrà a fare le riprese con la videocamera, sacramenta e mi maledice, per tutte le volte che lo coinvolgo e gli chiedo aiuto, ma, mi dice, “Coi tempi che corrono, vengo”. Poi conto sull’unico alunno brasiliano, un omone campione di nuoto.

Dimenticavo: 10 giorni prima, visto che la cosa cresceva, decido di chiamare il preside e informarlo. Lo so che faccio tutto in orario extralavorativo, ma tant’è.... Lo chiamo: conoscendolo un po’, gli chiedo se è di buon umore, mi dice “così così”... allora non le dico nulla.... MI DICA INVECE! Prendo fiato e in un solo respiro e con 30 parole gli dico tutto. Sono al telefono, ma chiudo gli occhi lo stesso..... PAH! E’ entusiasta!! Bravo, fantastico! Ma lo sa che io vado sempre a Camogli, c’è la casa di mio padre, etc etc.... nella foga credo accenni anche ad uno scherzoso “vengo anch’io”, rispondo con un simpatico “non se ne parla nemmeno...”. Mi dice: se fa passare la gita come gita di plesso, di scuola, le diamo anche qualche soldo. No grazie, non si preoccupi, ce la facciamo grazie, magari la prossima volta... lo so che se entriamo nel circuito di autorizzazioni, permessi, progetti, elenchi, assicurazioni, visti, etc etc, non finiamo più..... Andiamo così che va bene.

Torniamo a noi: martedì pomeriggio. Manca un giorno e mezzo.

Passo il pomeriggio a scuola a telefonare a tutti i cellulari degli alunni che hanno detto che volevano venire. Su 55 chiamate, 20 non rispondono. 15 non possono venire, visite, appuntamenti, corsi di formazione, 20 dicono che vengono. Ricordo bene l’orario, prendo nota dei nomi.

Ore 18, davanti al duomo, un caldo pazzesco, io con la mia solita borsa con 20-30 magliette dentro. Passa un’amica di un’amica, 3 magliette, bene, arriva Vidura con suo figlio, un mio dolce alunno dello Sri Lanka, chiacchieriamo, non potrà venire, anche se invito lui e il suo bimbo, è tutto pagato, dico.... Non puo’, deve accompagnare il padre in ospedale. Pazienza. Vado da solo alla presentazione del libro. Alla fine chiedo la parola e spiego l’iniziativa, gli autori sono ben sorpresi, saranno anche loro a comprare due delle 5 magliette che vendo. Ma la dipendente della Feltrinelli alla fine mi dice che ha chiuso un occhio, se lo sapessero i suoi capi la fanno a fette. Mi scuso e la ringrazio, la causa è nobile, è vero, dice, per questo ho chiuso un occhio.

Mercoledì mattina, metto in ordine tutti i fogli, parlo con quelli del pullman, gentilissimi, chiedo se al ritorno posso trasportare un animale di piccola taglia in pullman, in una gabbietta, il mio amico di Camogli lo vuole regalare al mio amico Gianni che sta nel milanese. Mi chiede che animale: un… gallo, dico a voce bassa.... NON SE NE PARLA, mi dice la segretaria, assolutamente no! E poi che nessuno salga oltre i 52, mi raccomando. Dentro di me penso: se sapesse che rischiamo di essere in 10!!

So che in tutte queste richieste di preventivo e contatti con le ditte di pullman, non ho mai detto bene chi saranno i partecipanti alla gita. Ho il timore che se dico che sono quasi tutti africani, mi dicono che hanno finito i pullman, d’altra parte vorrei chiedere che non mi mandassero un autista leghista. Nel dubbio, lasciamo al caso. Così come altri che mi dicono di prendere contatti con il comune di Camogli, con l’assessorato.... magari vi preparano una bella accoglienza..... E, penso, magari invece l’accoglienza non è per nulla bella.... Anche qui, lasciamo al caso. Non tiriamoci zappe sui piedi....

Un altro amico mi dice: se vuoi puo’ diventare una notizia da giornale, vuoi? Ci possono essere pro e contro.... Anche qui, penso, lasciamo stare.

Le notizie si alternano una bella e una brutta: una mia vecchia amica mi dice: “Ma se me lo dicevi che avevi bisogno di costumi da bagno!!! Passo domani!” e così fa: passa e mi lascia una borsa con 7 costumi da bagno usati, dei suoi figli grandi, 7 che si uniscono ai miei 4 e a 3 che ho comprato nuovi. 14 costumi da bagno: un “tesoretto” come si direbbe adesso.

Mercoledì 20: il mio amico nuotatore mi ha dato forfait, si è fatto male, mi chiama l’alunno brasiliano, l’hanno chiamato nel catering dove lavora, “Maestro, mi dice, non posso rinunciare a 150 euro” Certo, gli dico.... Pazienza. Delle tre amiche del coro, un’altra non viene. Mi tremano le gambe. Doveva venire anche un’altra mia cara amica, genovese, coi suoi anni, ma con una grande forza, Franca, non puo’....

Nei giorni scorsi, ho detto a questi amici e amiche, teniamoci pronti anche con due auto al seguito, non so quanti verranno, ma magari c’è bisogno di aggiungere due auto. Bene, tutti d’accordo. Ma ora, il giorno prima, mi tremano le gambe, la paura è un’altra: non arrivare a 20 partecipanti.

E se, e se, e se..... Mi sembra possa crollare tutto, una sforzo enorme, con un caldo pazzesco, e finire come Charlie Chaplin nella febbre dell’oro quando aspetta le ragazze la sera di Capodanno....

Mercoledì mattina, 20 giugno: corro con la borsa a far scegliere due magliette ad un amico. Guardo l’orologio, sono le 11.30: in camera del lavoro c’è un incontro del sindacato pensionati CGIL sull’invecchiamento nostro e l’immigrazione.... Penso e ripenso, va bene, mi faccio coraggio e pedalo fino a lì. Entro nella sala Di Vittorio, enorme, mezza piena, tutti di una certa età, tutti italiani, un bel torpore.... Gli interventi dal palco, tutti uomini... Mi avvicino e chiedo di poter parlare alla fine, due minuti: IMPOSSIBILE, mi dicono, ma lo richiedo, IMPOSSIBILE, lo richiedo ribadendo che parlerò solo DUE MINUTI, sono un insegnante che lavora con gli immigrati domani abbiamo un’iniziativa: tutto vero. Dice: va bene: due minuti, alla fine. Ascolto per un’ora gli interventi, intanto mando messaggi a destra e a manca per i dettagli. C’è da pensare al bere, al mangiare, a un pallone, alle auto, agli autisti, al parcheggio, ad una corda, alle autorizzazioni dei minori, ad avere il cellulare carico, alla crema solare..... Mi danno la parola: parlo cento secondi, forse meno: dico due cose: spiego dell’iniziativa “ANDIAMO A FARE LA PACE CON IL MARE” spiego delle magliette, che ho disposto in fondo alla sala, e poi dico loro: “Visto che i nostri ragazzi non hanno nessuno con cui parlare in italiano, e così ci mettono tantissimo tempo a imparare, perchè voi, che avete tempo e sapete l’italiano, non venite il prossimo anno e organizziamo delle belle coppie tra voi e loro?” Applausi!! VENDO 16 MAGLIETTE e diversi di loro vogliono un contatto per aiutare il prossimo anno! Esco felice. Questa vecchia generazione del sindacato, sotto sotto, ha stoffa, e soprattutto, come mi diceva uno di loro, e lo confermo, “non abbiamo la puzza sotto il naso....” Corro a casa, con la borsa quasi vuota!!!

Ultimo pomeriggio: me la gioco tutta, tanto il mio numero di cellulare l’ho già messo negli avvisi precedenti: dal mio telefono mando 50 e passa messaggi, uno alla volta: domani alle 7 davanti a scuola, vi aspetto!!!

Uno solo mi risponde: “No problem maestro”. Sperem....

Ma la sera sono agitato. Potrebbe andare tutto male, e se i centri sono chiusi alle 6? e se arrivano con un’ora di ritardo? Ho detto le 7 per partire alle 7.30.... magari gli ho detto di portare l’asciugamano e non ce l’hanno e non vengono, magari non hanno capito che oramai nessuno paga e non vengono, magari..... Mille domande, la notte non dormo quasi. Alle 6 e mezza sono in auto a caricare tutti i bagagli, comprese un po’ di vettovaglie per l’amico che ci ospita. Salvagenti non ne ho trovati in prestito, prendo una delle mie lunghe corde.

Alle sette arrivo in prossimità della scuola, non sono mai arrivato in auto, è presto, ma fa già quasi caldo.

Giro l’angolo: guardo davanti alla porta di scuola: UN DESERTO. Non c’è nessuno. Merda. Lo sapevo, Ho sbagliato tutto. Sono un pirla, un cretino, ho fatto una cazzata gigantesca. Ho delirato.

Parcheggio, giro lo sguardo: sono sulla panchina dietro gli alberi, sull’altro lato della strada, almeno in 10, EVVIVAAAAAAAAA

siiiiiiiiiiiiiiii.

10 ragazzi alle 7 di mattina, allora ce la facciamo, li abbraccio e li bacio uno per uno, spiego la mia ansia, loro ridono, “Tranquillo maestro!” Comincio a scrivere un elenco, uno nuovo, dei tanti fatti, questo sarà quello vero. Intanto arrivano alla spicciolata, anche Franco, Alessandra e Valentina che ci accompagneranno. Li presento, sono felice, rido. Per me è fatta! E’ andata! Arriva il pullman, penso che nessuno di loro ha fatto colazione, i centri mica preparano la colazione prima. Corro al bar dove ogni tanto vado, mi ridono anche le chiappe, ordino 30 brioches le più buone! Spiego tutto, mi fanno lo sconto, conoscono la scuola. Torno con due vassoi fantastici, ma l’autista mi guarda storto, capisco al volo: certo- dico - le mangiamo quando scendiamo, of course. Alla fine sono in 29, tutti maschi, più noi 4, più l’autista, un buon uomo! SI PARTE. Per la maggior parte di loro è la prima volta che escono da Milano dove vivono da più di un anno, fino anche a due anni. Ho con me due minori, tutti gli altri hanno tra i 20 e i 30 anni. Uno solo è bianco. Ma non siamo razzisti, starà bene.

Durante il viaggio quasi tutti con il loro cellulare, la musica o video... Capisco che malgrado tutto sono più vicini alla generazione di mio figlio che alla mia. Ma bene, si scherza tanto. Io sono felice!

Guardiamo la campagna, le risaie, la giornata è limpida, il cielo è azzurro, poi il fiume Po, le colline, le montagne, le gallerie, e poi, dall’alto: IL MARE!

La giornata si racconta in fretta: colazione su una terrazza sul mare: fantastica. Occhi che si illuminano, foto, foto, foto. Poi giù alla spiaggia, c’è un po’ di gente, famiglie, bambini, persone anziane. Arriviamo noi, ben visibili. Vedo che in fondo alla spiaggia c’è più spazio, ma ci si va un po’ ad infognare, isolati. E NO! Penso, stiamo qui, in mezzo agli altri! E andrà bene, nessuno si sposta, nessuno ci guarda male, molti sono curiosi, noi ci spogliamo a poco a poco, compriamo una crema solare e la facciamo fuori in un attimo, distribuisco i costumi, anche questi finiscono subito, ma sono giusti giusti. Per cambiarci passo il mio asciugamano, mi rendo conto che quasi nessuno di loro ce l’ha. Parlo coi villeggianti, li tranquillizzo, scherzo, sorridono, quello che fa più casino sono io, sono troppo felice. Mi chiama Fallikou al telefono... ha perso il pullman! Peccato, gli dico che se riesce a prendere un treno ci raggiunge, sennò alla prossima. Alì invece chiama un suo amico del Burkina Faso come lui, sta a Genova, mi chiede mille volte cosa dirgli perchè ci raggiunga: glielo spiego. Più tardi arriva e si unisce alla compagnia. Si erano conosciuti sul barcone dalla Libia alla Sicilia. Si rivedono. Altra gioia.

E poi in acqua: davanti a scuola, stamattina, avevo chiesto quanti sapevano nuotare: si erano alzate 5-6 braccia..... Mi raccomando, non allontaniamoci e soprattutto che nessuno faccia scherzi idioti, gridando aiuto per ridere....

Andrà tutto benissimo!! Meglio non poteva andare.

Nella mia fantasia idiota pensavo ad un momento catartico tutti insieme fermi davanti al mare a guardarlo prima di entrare, e riprendere con la telecamera quegli occhi che ritrovano il mare, ma in altro modo. Come un film. Ma non è possibile: l’essere umano, soprattutto se giovane, guarda oltre, la gioia del presente supera qualsiasi dolore, brutto ricordo, la gioia è grande, come dei bambini si entra in acqua, ridendo come matti. Qualcuno non vuole spogliarsi, a poco a poco lo convinco, lo spoglio quasi a forza, ma con dolcezza.... Tutti entrano in acqua, qualcuno nuota bene, ma non si puo’ giocare a buttarsi sotto, qualcuno berrebbe tanto e si spaventerebbe.

Spiego a voce alta alle persone che sono in spiaggia, prima a destra e poi a sinistra, chi siamo, da dove veniamo, perchè siamo lì, spiego dell’autofinanziamento e delle magliette, le ultime, che stendo per terra davanti a loro: arrivano in diversi: anziani, mamme con bambini e vendiamo altre 7-8 magliette.

Ho portato una palla, giochiamo, giocano. Ad un certo punto vedo che da un porticciolo lì vicino dei bimbi si tuffano, andiamo, dico. Prima titubanti, dopo poco cominciano a fare capriole in aria, cominciano ad esagerare, il fondo non è molto alto... I bimbi li guardano estasiati, “Siete bravissimi!” dicono loro, di ventenni da quelle parti, di giovedì, non ce ne sono, e i loro numeri, sono quasi da circo, ma io comincio ad agitarmi, vedo già l’ambulanza che arriva... Grazie, cari, bene, torniamo dove eravamo, intanto Harrison e Kelly due ragazzi nigeriani che parlano 10 parole di italiano stanno broccolando, bene, dico, se volete potete invitare le ragazze a pranzo con noi....

Un signore che è vicino a noi, parla con loro, è incuriosito, affascinato da questo gruppo: ad un certo punto dice ad una vicina anche lei sui 70 anni: “Bhè, una bella giornata, diversa, qui le giornate sono tutte uguali!!!”

Intanto a mezzogiorno focaccia per tutti, offerta dalla nostre amiche della scuola di via Vigevano che ci pensano da Milano. Come tante altre e altri, che la sera prima, mi hanno detto: siamo con voi col cuore, vi mandiamo energia e vi penseremo. Li sentivo tutti!

Ad un certo punto passa anche il ragazzo africano che vende teli da mare, si ferma, ci guarda, vado da lui, è maliano, gli presento gli altri maliani, parlano la loro lingua. Sorridono, gli dico di mollare per un’ora la mercanzia, la guardiamo noi, nessuno tocca qui, e che si faccia un bagno con noi, sorride, non puo’, sta un po’ con noi dopo procede...

Poi la doccia: mi dicono che ce ne sono 3 all’aria aperta, ma a 20 centesimi a getto. Li vedo da lontano, siamo noi: un getto e 6-7 ragazzi a grappolo sotto! E vai! Mi butto anch’io! Tirate fuori altri 20 centesimi, dico, forza, frugate nelle tasche!! Quando uno li trova, parte un altro getto, e via in altri 7-8 abbracciati sotto, e io con loro, e si ride, poi si ferma una e ne riparte un’altra e via a ridere. Passa una signora e ci dà 20 centesimi, grazieeee, E VIA SOTTO!

Ma queste cose spero le vedrete nelle tante riprese che ha fatto il mitico Franco. Poi una camminatona fino a San Rocco, sudati, distrutti, io su tutti, spinto da loro. Fino a casa di Giordo e Simona, dove ci aspettavano altri 6-7 amici e amiche loro. Un’accoglienza fantastica: acqua fresca, bicchieri e pennarelli e poi pasta coi pomodori dell’orto, zucchine dell’orto in padella in quantità, e poi una farinata di ceci, e poi, musica, il caffè, i divani, le amache, le poltrone, fuori a riposare, a chiacchierare. Poi tutti insieme in cerchio a parlarci, parole di tanti di loro per esprimere la loro felicità, la gioia del mio amico che si sente come il proprietario di un’opera d’arte che è felice solo se anche altri ne possono godere, ed è così. Poi un gioco dove ci si abbraccia per due, tre, quattro, e si ride.

Giordo ci dice come sia bastato dire dell’iniziativa a diversi amici e amiche i quali senza batter ciglio sono venuti ad aiutare o hanno portato qualcosa di pronto.

Alla fine siamo stati solo 3 ore da questi amici, ma anche loro sono commossi, facciamo foto su foto prima di lasciarci, promesse di rivederci, dopo un’ora che siamo andati via, mi scrivono che già manchiamo loro.... E dimenticavo: il buon autista ha detto che possiamo portare il gallo! E così lo abbiamo catturato e messo in una scatola coi buchi, verrà a Milano con noi...

Anche gli amici e le amiche che hanno aiutato Giordo e Simona a preparare il pranzo sono contenti, comprano le ultimissime magliette! FINITE!! Non ce ne saranno per coloro che me le avevano chieste e per i quali dovevo tenerle, capiranno, o le rifaremo!!

Torniamo giù a Camogli, salutiamo l’amico genovese-burkinabè, cerchiamo due che non si trovano, ma scopriamo che sono avanti a noi, già alla fermata del pullman. Alle 18.20 puntualissimi, siamo al pullman. Orologi svizzeri. Avrei fatto un altro bagno, ma non c’era tempo se si arrivava tardi si rischiava una forte penale. E poi, il grande Haruna, una statua di muscoli, aveva ricevuto un simpatico messaggio dalla ditta per cui molta palchi: alle 20.30 a Milano Certosa a lavorare! Va bene, ha risposto: “Maestro a che ora arriviamo?” Guardo l’orologio e gli spiego. “Merda- penso- ma questi ti chiamano alle 17 per dirti che alle 20.30 devi essere a lavorare lì e se rinunci passi ultimo della lista? Faremo la rivoluzione un giorno, la faremo Haruna....”

Alla discesa dall’autobus Franco guarda sotto i sedili se abbiamo lasciato pulito: perfetto. Ricorda che quando insegnava alle medie e facevano le gite dovevano, loro, raccogliere alla fine tante cartacce lasciate dai nostri ragazzi e ragazze. Sarà perchè i nostri Amadou e Kemu qui non avevano un becco di un quattrino e non hanno comprato nulla durante il giorno. Sarà che sono molto educati....

Comunque in tutto il giorno mai uno screzio, una tensione, un minimo litigio, uno scherzo sciocco, impeccabili.

Alla fine arriviamo davanti a scuola: 20.30, c’è ancora tanta luce, molti in pullman al ritorno hanno dormito, ci rivedremo per vedere il video montato, magari a settembre ne faremo un’altra, ma stavolta le magliette mica le vendo tutte io!!! Leggo infine, sui gradini di scuola , una poesia che mi ha dato Tognoni, di una donna tunisina, tradotta da lui,

(comunque il gallo è arrivato sano e salvo....)

Quando penso al mare

Quando penso al mare

E’ all’acqua che io penso, verde e sempre in movimento

Non penso al pesce, non al battello.

Quando ascolto il mare

E’ proprio l’acqua che sento, profonda e rotolante

Non la conchiglia non il vento.

Quando entro nel mare

Freddo e misterioso come un grande abbeveratoio

Sono io la conchiglia e il battello

E l’onda e il vento e l’acqua

E io bevo il sole.

Jacqueline DAOUD (Tunisia)

Ci abbracciamo, a presto

Ps:

Il ragazzo più giovane della gita si chiama Mussa, dalla Costa d’Avorio, 17 anni, simpaticissimo.

Le amiche liguri, durante il pranzo, lo prendono da parte e gli spiegano quello che neppure io sapevo:

copio da Wikipedia:

Mussa (in grafia ligure móssa) è un termine che in ligure indica l’apparato genitale femminile, la vagina, solitamente con connotazione volgare.

Ma chi lo sapeva!! E io che in mezzo alla spiaggia di Camogli avevo gridato più di una volta durante la mattinata: “MUSSAAAAAAAAAA”.

Comunque spieghiamolo, non tanto al nostro ministro degli interni, ma a coloro che lo hanno votato e lo voterebbero ancora, che sarebbe una noia mortifera un mondo come a Camogli, sempre uguale, tuttti i giorni, sempre uguale, tutti i giorni...... Meno male che il mondo ha tanti colori.....

PPSS Anche la notte dopo dormo poco, troppa l’adrenalina. Solo il venerdì mattina ce la faccio: piango, un pianto liberatorio, di stanchezza, gioia e rabbia insieme. Ma perchè tutto questo deve essere così faticoso, perchè ci deve essere tale pressione, perchè la sensazione di andare maledettamente controcorrente.

Anche se, vi assicuro, che, come in acqua, anche qui, ogni tanto, ricevi delle spinte inaspettate e vai avanti, sbatti contro qualche roccia, è vero, a tratti bevi, a tratti vorresti mollare, ma poi trovi anche il momento in cui vai liscio, riprendi forze, e non sei affatto solo, anzi.

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