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martedì 15 maggio 2018, di cesppadova

comunicato Cobas

Una proposta COBAS alle maestre/i diplomate magistrali: una accampata permanente a Montecitorio fino alla soluzione positiva della vertenza

di Cobas - Comitati di base della Scuola


Una proposta COBAS alle maestre/i diplomate magistrali

Una accampata permanente a Montecitorio fino alla soluzione positiva della vertenza

Fin dalla emanazione dell’inaudita e inaccettabile sentenza del Consiglio di Stato che intende annullare i diritti acquisiti dalle maestre/i DM (diplomate/i magistrali), i COBAS hanno sostenuto con la massima forza le decine di migliaia di docenti che, utilizzati/e per tanti anni a stipendi miserabili (in media 10 euro l’ora), si vorrebbe ora respingere nella precarietà più totale. Lo abbiamo fatto proponendo due elementi a nostro avviso fondamentali per il successo della lotta: una piattaforma che non dividesse ulteriormente il mondo del precariato, e una struttura decisionale unitaria del movimento di lotta. I punti programmatici da noi proposti sono stati: 1) la conservazione del posto in “ruolo” o nelle GAE per le maestre/i DM che vi si trovano; 2) la riapertura delle GAE per le altre maestre DM e per tutti/e i precari/e abilitati; 3) l’immissione immediata “in ruolo” per i precari/e con 3 anni di servizio. Questa piattaforma ha riscosso un vasto consenso tra le maestre/i DM ma anche tra gli altri precari/e che vi hanno visto finalmente un programma di possibile unità generale. Purtroppo non altrettanto consenso ha ricevuto invece la seconda nostra proposta, altresì rilevante per vincere la vertenza: e cioè una procedura unitaria del movimento di lotta che, attraverso Assemblee provinciali/ regionali, producesse una Assemblea nazionale in grado di decidere una piattaforma unitaria e forme di lotta condivise. Per responsabilità di forze sindacali ma anche di un “gruppettarismo social” in cerca di protagonismo, si sono ingigantite differenze e divisioni, e non si è raggiunta quella sede decisionale unitaria che avrebbe evitato la frammentazione, la ripetitività e il calo di partecipazione delle varie iniziative.

Comunque, abbiamo sostenuto, promosso e organizzato le tre giornate di sciopero sulle quali si era registrata la maggior convergenza, l’8 gennaio, il 23 febbraio e il 23 marzo, mettendo a disposizione le nostre strutture organizzative, logistiche, pullman gratuiti, contatti con le questure, materiale tecnico e l’impegno assiduo di tanti/e nostri militanti. Non abbiamo chiesto nulla in cambio, né posto condizioni né cercato applausi e riconoscimenti. Ma proprio per questo ci sono sembrate ingenerose e offensive le esternazioni formulate da una parte – che ci auguriamo molto limitata – delle maestre DM nel “vademecum per lo sciopero del 23 maggio”, con frasi minacciose come la seguente “i sindacati che non proclameranno lo sciopero saranno attaccati duramente dai DM e anche dai loro iscritti”. Che una divergenza su un singolo passaggio di una lotta che dura da cinque mesi diventi motivo di rottura e di scontro è già deprecabile: ma ancor peggio è che non si voglia neanche entrare nel merito di tale divergenza. Le maestre/i DM nell’arco di 4 mesi hanno sostenuto, unite o divise, 5 giorni di sciopero (oltre ai tre scioperi citati, altri due si sono svolti il 2 e 3 maggio). La ripetizione per la sesta volta della stessa modalità di lotta, per giunta mentre un nuovo governo è in faticosissima formazione e c’è un evidente vuoto di poteri, ci è sembrato un rischioso passo falso, tenendo conto del calo delle partecipazioni agli scioperi e alle manifestazioni nazionali, dovuto all’eccesso di ripetitività nelle modalità di conflitto.

Proprio sulla base di queste considerazioni, riteniamo che vada fatto un salto di qualità nelle forme di lotta e nella loro possibile incidenza nei confronti del governo in formazione che, a meno di clamorose sorprese (nel qual caso partirebbe comunque il "governo del presidente"), dovrebbe essere operativo a giugno: e vi proponiamo di decidere per qualcosa di ben altro impatto di un ennesimo giorno di sciopero, per qualcosa di duraturo, 24 ore su 24, costante, incalzante, “asfissiante” nei confronti dei parlamentari e del governo che verrà. Visto che le forze che dovrebbero comporre il nuovo governo nelle “chiacchiere elettorali” si sono espresse a favore di una soluzione positiva della vertenza, dobbiamo creare un evento che sbatta loro la cosa in faccia.

In tal senso ci soccorre l’esempio di una splendida lotta che i COBAS aiutarono a far vincere: quella degli "inidonei/e" (docenti con gravi patologie impiegati in biblioteca o in progetti). Il contributo decisivo a tale vittoria, che evitò loro la "deportazione" nei ruoli ATA, fu l’accampata/presidio permanente che nel luglio-agosto 2012, essi/e, pur in condizioni fisiche mediamente disastrose, riuscirono a sostenere per tre settimane davanti a Montecitorio. Ogni giorno tutti i/le deputati/e dovevano sbattere il muso contro gli “inidonei”, pur stremati dalle loro malattie, dal caldo e dalla fatica: e alla fine si vinse.

Dunque, la proposta è questa: dal giorno dell’insediamento del nuovo governo (approvazione alle Camere), accampata permanente, 24 ore su 24 e fino alla vittoria, a Montecitorio.

Se la proposta verrà accettata, metteremo a disposizione i contatti con la questura per le autorizzazioni, un camper completamente attrezzato e una tenda da campo e tutta la logistica e sostegno pratico necessario, oltre a favorire il più possibile i contatti con i gruppi parlamentari. Ovviamente a giugno, durante il periodo di lavoro delle maestre DM, bisognerà fare i turni, chiedere permessi, usare i giorni liberi, darsi il massimo ricambio, contando molto sulle maestre/i romane e delle sedi più vicine. Poi, se la partita a luglio dovesse essere ancora aperta, l’impegno riguarderà tutte/i alla pari.

Restiamo in attesa di vostre risposte

Piero Bernocchi portavoce nazionale COBAS

15 maggio 2018

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