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sabato 7 aprile 2018, di cesppadova

discussione

ORE ALTERNATIVE

di Giuseppe Calicetti


ORE ALTERNATIVE

di Giuseppe Calicetti da ilmanifesto.info

Oggi voi sei, come ogni lunedì pomeriggio, siete qui in classe con me invece che essere nelle vostre aule in quarta e in quinta insieme ai vostri compagni di classe. Sapete perché?

«Sì. Perché noi non facciamo religione». «Perché noi non facciamo religione cattolica. Perché i nostri genitori ci hanno detto di non farla. Noi siamo i figli e ubbidiamo, cioè non facciamo religione», «Religione cattolica». «Perché siamo pochi». «Perché… Perché noi crediamo in altre religioni». «Forse perché noi abbiamo dei genitori diversi. Noi abbiamo dei genitori che non sono nati in Italia». «I miei però non sono nati fuori dell’Italia ma in Italia. Non è per quello. È per la religione».

Allora, adesso ditemi cosa facciamo a scuola in queste due ore…

«Durante le ore di Attività alternative alla religione cattolica, abbiamo fatto una piccola inchiesta: abbiamo fatto alle nostre mamme tre domande». «La prima domanda: come ti chiami? La seconda domanda: come si chiama la tua religione? Terza domanda: quali sono le tre cose più importanti per la tua religione?».

«Posso dire io le risposte? Posso leggere sul quaderno?

Sì? Allora, Adam ha detto: “Mia mamma si chiama Fadwa. La mia religione si chiama islamica. Le tre cose più importanti della mia religione sono pregare, credere nel nostro Dio e fare il Ramadan che vuol dire fare digiuno”». «Nicole, tocca a te». «Mia mamma si chiama Patrizia. La mia religione si chiama Testimoni di Geova. Le tre cose più importanti della mia religione sono la preghiera, la pazienza e la libertà di scelta. Yuki, tocca a te». «Mia mamma si chiama Wang Rong. La mia religione è buddista. Le tre cose più importanti della mia religione sono la pace, l’amore e la pazienza». «A chi tocca?», «Bilal?», «Bilal tocca a te». «Mia mamma si chiama Fatima. La mia religione è islamica. Le tre cose più importanti della mia religione sono pregare, l’amore e la felicità. Tocca a Gorav». «Mia mamma si chiama Daljeet Kaur. La mia religione si chiama Sikh. Le tre cose più importanti della mia religione sono la pace, la preghiera e la libertà. Tocca a Mohamed». «Mia mamma si chiama Manel. La mia religione si chiama islamica. Le tre cose più importanti della mia religione sono: la pace, la precisione e l’amore».«Noi abbiamo copiato tutte le risposte sul nostro quaderno, le abbiamo rilette e abbiamo scritto alcune osservazioni che abbiamo fatto insieme».

Cosa abbiamo capito da questa piccola inchiesta che abbiamo fatto con i nostri genitori?

«Noi abbiamo capito che noi sei crediamo in quattro religioni diverse». «Tre di noi credono nella religione islamica». «Io ho capito che i figli, di solito, credono nella religione in cui credono i loro genitori». «Ma questa cosa io la sapevo già. Questa cosa non è una novità. Perché poi sono i figli!». «Io ho capito… Cioè, a me sembra che le religioni hanno nomi diverse ma per ognuna sono importanti cose simili». «Sì, perché per loro le cose più importanti della religione sono la preghiera, la pazienza, essere buoni». «Fare delle cose belle invece che brutte. Fare del bene, non del male». «Aiutarsi». «Andare d’accordo». «Non essere invidiosi. Non rubare». «Le religioni si occupano della vita e del bene di tante persone, non solo di poche». «Per mele religioni hanno un Dio diverso ma si assomigliano tutti». «Tanto tempo fa gli uomini credevano in tanti dèi. Anche adesso, perché ci sono tante religioni». «Io ho capito che la religione serve per stare meglio al mondo, per andare d’accordo, però ci sono anche delle persone che fanno la guerra perché vogliono che la loro religione è più importante delle altre. Vogliono che tutto il mondo ha la stessa religione o non ha nessuna religione. Invece nel mondo ci sono tante religioni ed è giusto che ci sono in tante perché così ogni popolo, ogni persona, sceglie la religione che preferisce e gli piace di più». «Per me la religione è come una storia che ti dice come è nato il mondo e quali sono le regole per vivere una vita felice e senza arrabbiarsi troppo e fare troppo… Insomma, senza bisticciare troppo».

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