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martedì 23 gennaio 2018, di cesppadova

comunicato Cobas

VERSO LO SCIOPERO DEL 23 febbraio -> VERTENZA MAESTRE e resoconto - comunicato incontro al MIUR

di Cobas - Comitati di base della Scuola


COBAS - Comitati di Base della Scuola

Comunicato Stampa - 23 gennaio 2018

La lotta delle diplomate/i magistrali è ad un passaggio cruciale: dall’Assemblea Nazionale dei COBAS della Scuola un appello alla responsabilità

Concentrare le lotte, unificare le legittime richieste di tutto il precariato della scuola

L’Assemblea Nazionale dei COBAS della Scuola, tenutasi a Roma il 20 e 21 gennaio, oltre a preparare la campagna per le imminenti elezioni delle RSU che si svolgeranno con meccanismi antidemocratici che favoriscono sfacciatamente i sindacati di Palazzo, e oltre ad aver valutato con estremo allarme la possibile chiusura, tra il governo e i suddetti sindacati, di un contratto catastrofico sia sul piano normativo che salariale, ha discusso a fondo della eccellente lotta delle diplomate/i magistrali, della grande importanza che tale lotta raggiunga i risultati che si prefigge, e della necessità di proporre obiettivi che unifichino il variegato e spesso inter-conflittuale precariato scolastico. Su tali basi, l’Assemblea Nazionale ha riconfermato la validità della piattaforma che abbiamo presentato al MIUR il 17 gennaio e proposto a tutto il movimento in lotta:

-* 1) le immesse/i in ruolo che hanno superato l’anno di prova mantengono il proprio posto e lo stesso vale per chi deve superare l’anno di prova in questo anno scolastico;

  • 2) permanenza nelle GAE, in base al punteggio acquisito, di tutti/e i/le docenti;
  • 3) riapertura delle GAE per tutti/e i/le docenti in possesso di abilitazione (Diplomati magistrali con titolo conseguito entro l’a.s. 2001/2002, Laureati in Scienze della Formazione Primaria Vecchio e Nuovo Ordinamento, PAS, TFA, ecc.);
  • 4) immissione in ruolo di tutti/e i/le precari/e con 3 anni di servizio presso le scuole di ogni ordine e grado.

L’Assemblea ha anche preso atto che il MIUR, pur consapevole della totale contraddizione tra l’ultima sentenza del Consiglio di Stato e le loro precedenti (che dimostra come si sia trattato di una spudorata e illegittima sentenza politica), sta applicando un atteggiamento “ponziopilatesco”: ossia prende tempo a nome del governo Gentiloni (il quale è perfettamente abilitato a emanare un Decreto-legge che sani la situazione) per poi passare la “patata bollente” al prossimo governo. Di fronte a questa tattica dilatoria, la lotta va intensificata qui ed ora: non si può restare in attesa dell’insediamento di un nuovo governo, sui quali tempi, peraltro, sussiste la massima incertezza. Guardiamo però con forte preoccupazione alla miriade di indizioni di scioperi che si sovrappongono senza preoccuparsi di aver raggiunto un minimo di unità del movimento, in una “gara” sterile e dannosa. Nella ottima manifestazione dell’8 gennaio, avevamo avanzato la proposta di una serie di assemblee territoriali che conducessero ad una Assemblea nazionale in grado di sintetizzare le proposte sulla piattaforma rivendicativa e sulle iniziative di lotta, dichiarandoci disponibili a sostenere quanto ne fosse emerso. Per varie ragioni, non si è arrivati finora a tale Assemblea Nazionale, che però speriamo si possa tenere al più presto.

In assenza di una posizione unitaria del movimento, sono stati indetti numerosi scioperi “in concorrenza”. Tra questi, abbiamo valutato non utile lo sciopero degli scrutini che, oltre ad escludere la scuola dell’infanzia, si risolve in un semplice differimento di due giorni, di impatto nullo sulla scuola e sui “media”.

Ben più validi appaiono gli scioperi proposti per il 23 febbraio e per il 23 marzo. Il primo risponde all’esigenza di non restare in attesa statica del nuovo governo e di richiedere un impegno esplicito all’attuale; il secondo, in coincidenza con l’insediamento delle Camere, intende esercitare una immediata pressione sui nuovi parlamentari. Però, soprattutto in presenza di un movimento di lotta in larga parte spontaneo, non si possono trattare gli scioperi con superficialità. Intanto perché, dopo il successo di quello dell’8 gennaio, il successivo deve fare ancor meglio o almeno essere all’altezza del precedente; e poi perché, da sempre, non è buona norma convocare tre scioperi in 40 giorni e annunciare il successivo quando il precedente è ancora da effettuare: in questo modo si fa capire che il primo sciopero sarà non decisivo e così lo si svaluta. Dunque, ci pare il caso di concentrarsi sullo sciopero del 23 febbraio: e se dalle Assemblee che si svolgeranno in questa settimana localmente, verrà un chiaro segnale di condivisione da parte della larga maggioranza del movimento, lunedi prossimo noi lo convocheremo, rimanendo disponibili, dopo la verifica del 23 febbraio, anche per l’eventuale data successiva. Infine, sabato scorso, dalla bella e partecipata Assemblea di Roma con le/i diplomate/i magistrali del Lazio e delegazioni di varie province, era emersa la proposta di una manifestazione nazionale per sabato 10 febbraio senza sciopero. Ma dalle ultime notizie sembrerebbe che ci si orienti invece per iniziative locali il 10. Ci parrebbe la decisione migliore, visto che c’è la possibilità di manifestare a livello nazionale il 23 se sarà prevalente la proposta di scioperare in quella giornata.

Piero Bernocchi

portavoce nazionale COBAS


resoconto - comunicato incontro al MIUR

Il MIUR fa il Ponzio Pilato e scarica la patata bollente al prossimo governo (quando ci sarà).

I COBAS e il movimento di lotta non accettano dilazioni ed esigono un Decreto-legge da questo governo, che renda giustizia alle diplomate/i magistrali e a tutti i/le precari/e

Dopo il successo dello sciopero e delle manifestazioni dell’8 gennaio il MIUR ha convocato ieri i COBAS, assieme ad altri sindacati conflittuali, per affrontare la questione dei diplomati magistrali. Sulla base delle volontà espresse dalle maestre/i in lotta e della necessità di proposte unificanti che evitino una ennesima “guerra tra poveri” i COBAS – dopo che le rappresentanti del MIUR hanno fornito i dati del monitoraggio degli iscritti in GaE e dei contratti a tempo indeterminato stipulati – hanno prima fatto presente come la convocazione del tavolo fosse un atto dovuto, data la totale non rappresentatività dei sindacati concertativi in materia, totalmente assenti dalle mobilitazioni di queste settimane ; ed hanno poi esposto una piattaforma unificante sia per le diplomate/i magistrali sia per tutti i precari/e della scuola, basata sui seguenti punti:

  1. 1) le immesse/i in ruolo che hanno superato l’anno di prova mantengono il proprio posto e lo stesso vale per chi deve superare l’anno di prova in questo anno scolastico;
  1. 2) permanenza nelle GAE, in base al punteggio acquisito, di tutti/e i/le docenti con relativo scioglimento della riserva;
  1. 3) riapertura delle GAE, in tutti gli ordini di scuola, per tutti/e i/le docenti in possesso di abilitazione (Diplomati Magistrali con titolo conseguito entro l’a.s. 2001/2002, Laureati in Scienze della Formazione Primaria Vecchio e Nuovo Ordinamento, PAS, TFA, ecc.);
  1. 4) immissione in ruolo di tutti/e i/le precari/e con 3 anni di servizio presso le scuole di ogni ordine e grado.

I COBAS hanno poi ribadito la totale contraddizione tra l’ultima sentenza del Consiglio di Stato ed i precedenti giudicati dello stesso Consiglio, che dimostra come si sia trattato di una spudorata sentenza politica (nonché illegittima e strumentale), come politica è stata negli ultimi decenni la volontà di tutti i governi di utilizzare massicciamente il precariato per risparmiare un buon 30% nelle spese di personale ed evitarne la ribellione frammentando la categoria in mille sotto-gruppi messi in conflitto tra loro.

Abbiamo inoltre sottolineato che lo Stato deve ringraziare le centinaia di migliaia di precari/e disposti/e a subentrare a coloro che “lasciano” la scuola (in una categoria pesantemente sottopagata) e dunque stabilizzare definitivamente tutte/i le/gli abilitate/i che si sono guadagnate/i sul campo (da sempre il 99,9 % dei docenti ha imparato a insegnare insegnando) il diritto e il dovere dell’insegnamento. Le rappresentanti del MIUR hanno risposto che il Ministero ha richiesto un parere all’Avvocatura dello Stato, che a sua volta ha chiesto agli USR ulteriori dati, in particolare sui numeri delle sentenze dei Giudici del Lavoro.

E’ apparso lampante che il MIUR, con tale richiesta all’Avvocatura (che dovrebbe esprimersi entro marzo, cioè dopo le elezioni politiche) sta applicando una politica “ponziopilatesca”: ossia lavarsene le mani e prendere tempo a nome di Gentiloni e del governo ancora in carica (il quale, lo ricordiamo, è perfettamente abilitato a emanare un Decreto-legge urgente che sani la situazione) per poi passare la “patata bollente” al prossimo Governo post elezioni (se e quando entrerà in carica). Nel contempo, sempre a copertura del governo, il MIUR cerca di evitare il caos di fine anno, ben sapendo che LICENZIARE ora migliaia di persone, oltre a provocare una risposta ancora più dura da parte delle maestre/i, provocherebbe una rivolta delle famiglie degli alunni e il disastro totale nelle scuole e negli Uffici territoriali scolastici, assolutamente non in grado di gestire la drammatica situazione che si creerebbe.

La delegazione COBAS ha espresso la sua totale insoddisfazione per la tattica dilatoria e “ponziopilatesca” del MIUR e per la smaccata irresponsabilità di un governo che avrebbe l’occasione di sanare, almeno in parte, il malfatto pluridecennale dello Stato nei confronti dei precari, sottolineando peraltro come tanti posti si renderanno disponibili nei prossimi anni, a maggior ragione se si estendesse il lavoro usurante (anticipando la pensione) a lavoratori/trici di altri segmenti scolastici, in particolare nelle scuole elementari. Abbiamo anche evidenziato le gravi implicazioni che a breve si dovranno affrontare in relazione al divieto della prosecuzione dei contratti oltre i 36 mesi, e che proprio i numeri delle iscritte/i nelle GaE, consegnatici nell’incontro, confermano che, ove disgraziatamente non si trovasse una soluzione positiva, il prossimo anno interi territori sarebbero privi di insegnanti. Infine, di fronte al pilatesco “non possumus” del MIUR, i COBAS hanno ribadito che in assenza dell’indispensabile e urgente Decreto-legge, che eviti intollerabili licenziamenti e che sani definitivamente le profonde ingiustizie perpetrate in questi anni a danno dei precari/e, la mobilitazione si intensificherà e si “indurirà”. In tal senso nella nostra Assemblea nazionale del 20-21 gennaio decideremo, sulla base delle indicazioni che ci vengano dalle Assemblee del movimento, in corso in tutta Italia, le prossime iniziative di lotta locali e nazionali.

Piero Bernocchi portavoce nazionale COBAS

18 gennaio 2018


E’ lo Stato italiano ad aver bisogno delle maestre/i che lavorano a 11 euro l’ora, così come di tutti i precari/e sfruttati da decenni nella scuola

Dopo l’inaccettabile sentenza politica del Consiglio di Stato occorre al più presto un Decreto-legge del governo che stabilizzi tutti i docenti abilitati

Mercoledi 17 gennaio il MIUR discuterà con i COBAS e altri sindacati sulla vertenza. Ecco le proposte che presenteremo al Ministero

Dopo il successo dello sciopero e delle manifestazioni dell’8 gennaio - ove le maestre/i hanno risposto splendidamente all’arroganza di “consiglieri di Stato” che guadagnano 100 volte più di loro, intenzionati a buttar fuori migliaia di docenti per anni spremuti come limoni a 11 euro l’ora e considerati fino ad ora abili a insegnare - il MIUR convoca il 17 gennaio i COBAS, assieme ad altri sindacati, per affrontare la questione dei diplomati magistrali. La convocazione è il frutto della grande mobilitazione in atto, che ha mostrato anche al MIUR come i sindacati “monopolisti” non solo non rappresentano le migliaia di docenti che hanno lottato per ottenere quanto spettava loro di diritto, ma neanche sono interessati ad una positiva risoluzione in materia.

Al MIUR sanno bene che con l’ultima sentenza il Consiglio di Stato ha smentito se stesso, dopo che ben cinque sue sentenze precedenti avevano dato ragione ai diplomati magistrali. E sanno che si è trattato di una spudorata sentenza politica, come politica è stata negli ultimi decenni la volontà di tutti i governi di utilizzare massicciamente il precariato per risparmiare un buon 30% nelle spese di personale ed evitarne la ribellione frammentando la categoria in mille sotto-gruppi messi cinicamente in conflitto tra loro.

Tutto ciò diventa particolarmente intollerabile quando é evidente che non sono i precari/e a dover pietire per una loro giusta sistemazione ma sono i governi, è lo Stato, è la scuola ad avere un bisogno assoluto delle centinaia di migliaia di precari che vi operano da anni, in condizioni di lavoro sempre più pesanti e pagati/e meno di una baby-sitter. Per il prossimo anno scolastico le domande di pensionamento sono il 26% in più degli anni scorsi. I prigionieri della riforma Fornero fuggono da una scuola-azienda che ha reso umilianti le condizioni di lavoro, la didattica, i rapporti con studenti e famiglie: e lo faranno nei prossimi anni tutti/e quelli che potranno. Dunque, lo Stato deve ringraziare le centinaia di migliaia di precari/e disposti/e a subentrare: e conseguentemente finirla con l’imposizione del precariato a vita, stabilizzando definitivamente tutti gli abilitati/e che si sono guadagnati sul campo (da sempre il 99,9 % dei docenti ha imparato a insegnare insegnando) il diritto e il dovere dell’insegnamento.

Quindi, il governo deve emanare un Decreto-legge che sani una volta per tutte la situazione: non è più tollerabile che i diritti dei lavoratori/trici vengano decisi con sentenze “tribunalizie”, contraddittorie, illegittime e strumentali. Sulla base delle volontà espresse dalle maestre/i in lotta e della necessità di proposte unificanti che evitino una ennesima “guerra tra poveri”, all’incontro del 17 i COBAS presenteranno alla Ministra una piattaforma unificante per tutti i precari/e della scuola, dall’infanzia alla secondaria, basata sui seguenti punti:

- * 1) Le immesse/i in ruolo che hanno superato l’anno di prova mantengono il proprio posto e lo stesso vale per chi deve superare l’anno di prova in questo anno scolastico.

  • 2) Permanenza nelle GAE, in base al punteggio acquisito, di tutti/e i/le docenti con relativo scioglimento della riserva.
  • 3) Riapertura delle GAE, in tutti gli ordini di scuola, per tutti/e i/le docenti in possesso di abilitazione (Diplomati Magistrali con titolo conseguito entro l’a.s. 2001/2002, Laureati in Scienze della Formazione Primaria Vecchio e Nuovo Ordinamento, PAS, TFA, ecc.).
  • 4) Immissione in ruolo di tutti/e i/le precari/e con 3 anni di servizio presso le scuole di ogni ordine e grado

Tutto questo va ottenuto mediante un Decreto-legge che, oltre ad evitare intollerabili licenziamenti che paralizzerebbero la scuola dell’infanzia e primaria, sani definitivamente le profonde ingiustizie perpetrate in questi anni a danno di centinaia di migliaia di precari/e.

COBAS Comitati di Base della scuola

15 gennaio 2018

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