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martedì 26 dicembre 2017, di cesppadova

discussione

INSEGNANTI, RICAMBIO GENARAZIONALE

di Angelo De Finis


INSEGNANTI, RICAMBIO GENARAZIONALE

di Angelo De Finis

Il ricambio generazionale degli insegnanti italiani in favore dei docenti più giovani non è solo un problema di età anagrafica, cioè legato all’invecchiamento della categoria e alla crescente frustrazione dei tantissimi docenti precari ex giovani, ma è anche una questione di necessità perché si avverte l’esigenza di cambiare.

È necessario soprattutto tra i docenti della scuola primaria e dell’infanzia, ma anche tra quelli della scuola secondaria di primo e secondo grado. I docenti della scuola pubblica vanno in pensione, invece, sempre più tardi.

Oggi più che mai si avverte l’esigenza di cambiare e di organizzare diversamente la nostra società.

Riorganizzare la vita economica, sociale, politica e privata, in modo da contribuire a politiche pubbliche volte a raccogliere la sfida della transizione verso un modello economico, politico e sociale più sostenibile, con valori culturali per contribuire al raggiungimento di una società inclusiva, solidale, rispondente ai bisogni di tutti e alle aspettative dei giovani.

Va cambiato il sistema economico internazionale che inasprisce le disuguaglianze sociali, crea lavoro precario, in nero e i lavoratori sono sempre sotto ricatto perenne.

Le famiglie povere saranno sempre in aumento se non si interviene per reali cambiamenti economici.

Le nuove generazioni possono concretizzare queste considerazioni e contribuire a dare impulso al processo con la loro testimonianza di vita e professionale.

La scuola ha un ruolo sociale e culturale fondamentale per una conoscenza critica della società.

La cultura è forse altro dall’economia?

Rivalutare e rilanciare il ruolo degli insegnanti e la partecipazione degli studenti è fondamentale per combattere la povertà, le ingiustizie, le disuguaglianze e per promuovere i diritti umani nel mondo.

La valorizzazione dei docenti è importante non solo per restituire agli insegnanti il loro valore sociale e premiare i meriti di chi ha talento e si è impegnato per esprimerlo, ma anche per costruire realmente una società e un mondo migliore.

Il trattamento economico dei docenti italiani, invece, mortifica e non riconosce la loro professionalità, la loro passione e il loro quotidiano impegno.

Il merito riconosciuto ma non premiato crea delusioni e frustrazioni.

Dedico questa mia breve riflessione a tutti noi che desideriamo un mondo migliore e cerchiamo di realizzarlo nella vita quotidiana e nella società, ai giovani perché è solo in loro la possibilità di realizzare il nuovo, alle mie due figlie che hanno conseguito i seguenti titoli di studio dall’anno 2015 all’anno 2017 nei tempi previsti dai rispettivi corsi:

Laurea di primo livello (laurea triennale) e di secondo livello (laurea magistrale) di Lucrezia, conseguite entrambe con la votazione di 110/110 e lode, rispettivamente negli anni 2015 e 2017.

Diploma di scuola secondaria di 1° grado (scuola media) di Annamaria, conseguito con il voto di 10 e lode nell’anno 2016. Annamaria ha vinto successivamente il primo premio per il merito scolastico al concorso indetto dalla Scuola Media Statale “G. Gesmundo-Moro Fiore” di Terlizzi BA.

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