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Formazione iniziale e reclutamento dei docenti.

di Edoardo Recchi

lunedì 10 luglio 2017

Formazione iniziale e reclutamento dei docenti.

di Edoardo Recchi*

Comincio subito col dire che lo Schema di decreto legislativo 377 (recante riordino, adeguamento e semplificazione del sistema di formazione iniziale e di accesso nei ruoli di docente nella scuola secondaria per renderlo funzionale alla valorizzazione sociale e culturale della professione) contiene alcuni aspetti interessanti e potenzialmente positivi. Innanzitutto, l’inversione di due dei principali termini del discorso relativo all’ingresso nella scuola come docenti, cioè formazione e reclutamento. Il decreto, infatti, prevede di effettuare prima il reclutamento attraverso un concorso e poi la formazione dei vincitori che “previo superamento delle valutazioni intermedie e finali del[l’intero] percorso formativo” accedono al contratto a tempo indeterminato. In secondo luogo la formazione non è più a carico degli aspiranti docenti come è avvenuto finora, bensì a carico dello Stato ed è retribuita.

Altrettanto presto, però, bisogna precisare che i numerosi punti critici contenuti nello Schema rischiano non solo di annullare gli effetti positivi dei presupposti appena indicati, ma anche di creare una situazione peggiore di quella attuale. Forse perché nel discorso manca il terzo termine fondamentale quando si ragiona dell’ingresso nella scuola come docenti, cioè precariato. Nel testo questa parola non compare mai, come se la Legge 107/2015 e il concorso bandito nel 2016 avessero davvero risolto il problema; come se il sistema presentato e proposto potesse farne a meno (certo è augurabile, ma assai difficile); come se – ed è forse la cosa più probabile – da questo momento si volesse tirare una linea per individuare chi è dentro e chi è fuori, per rompere definitivamente con la poco flessibile e poco efficiente abitudine di riconoscere il diritto all’assunzione a chi svolge (e svolgerà) le supplenze.

Lo Schema di decreto 377 è costituito da diciotto articoli che di seguito proverò a sintetizzare ponendo la mia attenzione soprattutto sulla struttura del concorso e del percorso triennale di formazione e tirocinio.
L’articolo 1 definisce gli obiettivi e le finalità del decreto già espresse in linea generale nel titolo e al comma 4 esplicita che i “contenuti e le attività del percorso formativo sono coordinati con la formazione continua in servizio dei docenti di ruolo di cui all’art. 1, comma 124, della legge 107/2015”. (Piano nazionale di formazione). A questo proposito è interessante fin da subito notare che all’articolo 4 il decreto prevede “specifiche attività formative riservate ai docenti di ruolo in servizio che consentano di integrare la loro preparazione al fine di poter svolgere insegnamenti anche in classi disciplinari affini o di modificare la propria classe disciplinare di titolarità, sulla base delle norme e dei titoli previsti per la mobilità professionale”. Nella Relazione illustrativa si afferma che tutto questo avviene “in base a principi di semplificazione e flessibilità” e al fine di “assicurare la coerenza delle classi disciplinari (...) nell’ambito del nuovo Sistema (...) nonché per consentire un più adeguato utilizzo professionale del personale docente in relazione alle innovazioni introdotte dalla legge 13 luglio 2015, n. 107”.

L’articolo 2 descrive l’articolazione del percorso unitario di formazione iniziale e di accesso nei ruoli di docente nella scuola secondaria che risulta composto dai seguenti passaggi:

  • 1) un concorso pubblico nazionale, indetto su base regionale o interregionale;
  • 2) un successivo percorso triennale di formazione iniziale e tirocinio (differenziato tra posti comuni e
  • posti di sostegno);
  • 3) una procedura di accesso ai ruoli a tempo indeterminato, previo superamento delle valutazioni intermedie e finali del percorso formativo.
  • Gli articoli 3, 4, 5, 6 e 7 illustrano le procedure relative al concorso specificando quanto segue.

Sarà per esami e titoli, avrà cadenza biennale (“ferma restando la procedura autorizzatoria”) e potrà essere indetto su base regionale o interregionale sui posti che si prevedono vacanti e disponibili nel secondo e terzo anno scolastico del triennio di formazione iniziale e tirocinio.


Questi i requisiti di accesso che il candidato dovrà possedere congiuntamente:

  • ‐ laurea magistrale o diploma di II livello o titolo equipollente o equiparato (e laurea o diploma di I livello per i posti relativi alle classi di concorso di insegnante tecnico‐pratico);
  • ‐ certificazione – tramite diploma supplement o attestato di singoli esami ‐ del possesso di 24 CFU/CFA nelle discipline antro‐psico‐pedagogiche e nelle metodologie e tecnologie didattiche;
  • ‐ attestazione delle competenze linguistiche (livello B2 del Quadro comune europeo) e delle competenze informatiche e telematiche [rif. D.M. 270/2004, rispettivamente art. 7 e art.10].

Le classi di concorso “ed eventualmente le classi dei corsi di laurea, di laurea magistrale e di diploma di I e di II livello” sono riordinate e periodicamente aggiornate.
Tre le prove d’esame previste dal concorso: due scritte e a carattere nazionale, una orale. I candidati che concorrono per i posti di sostegno devono sostenere una prova scritta aggiuntiva a carattere nazionale che ha lo scopo di valutare le conoscenze di base “sulla pedagogia speciale, sulla didattica per l’inclusione scolastica e sulle relative metodologie”.
Le graduatorie di merito che saranno compilate al termine del concorso forniranno l’elenco definitivo dei vincitori che sarà pari “al numero dei posti messi a concorso maggiorato del 5%”. I vincitori, in ordine di punteggio, potranno scegliere l’ambito territoriale al quale essere assegnati per svolgere il percorso di formazione iniziale e tirocinio.
Il percorso di formazione iniziale e tirocinio, nonché il contratto triennale che i vincitori del concorso sottoscrivono con l’USR a cui afferisce l’ambito territoriale prescelto, sono illustrati negli articoli 8, 9, 10, 11, 12 e 13. In particolare in essi si specifica quanto segue.

Le condizioni normative sono definite in sede di contrattazione collettiva nazionale così come quelle economiche del primo e del secondo anno di tirocinio. Queste ultime saranno vincolate ad un limite di spesa fissato in euro 117 milioni annui (circa 400 euro al mese per contrattista, come ipotizzato nella Relazione tecnica), a cui potranno aggiungersi le “risorse corrispondenti alle supplenze brevi effettivamente svolte”. Per il terzo anno, invece, le condizioni economiche sono definite in maniera equivalente a una supplenza annuale.
Al termine del primo anno, il contrattista è tenuto a conseguire il diploma di specializzazione e, durante il secondo e il terzo anno, “a completare la propria preparazione professionale con ulteriori attività di studio, con tirocini formativi diretti e indiretti e con la graduale assunzione di autonome funzioni docenti”.
Il corso di specializzazione (primo anno di contratto) è “a tempo pieno” e si conclude con un esame finale (“che tiene conto dei risultati conseguiti dal contrattista in tutte le attività formative”) giudicato da una commissione di cui, fra gli altri, fanno parte un dirigente scolastico e il tutor scolastico del contrattista.

Il contratto è confermato per il secondo anno “a condizione che il contrattista abbia conseguito il diploma di specializzazione” al termine del primo e, per il terzo anno, a condizione che venga superata la valutazione intermedia al termine del secondo.

Nel secondo e nel terzo anno, il contrattista è tenuto a svolgere anche “un progetto di ricerca‐azione sotto la guida dei tutor universitario e scolastico” e a conseguire “10 CFU/CFA nel secondo anno e 5 CFU/CFA nel terzo anno in ambiti formativi collegati alla innovazione e alla sperimentazione didattica”.

Inoltre, “sulla base di incarichi del dirigente scolastico della scuola interessata e fermi restando gli altri impegni formativi, può effettuare supplenze nell’ambito scolastico di appartenenza e, nel terzo anno, su posti vacanti e disponibili”.
Al termine del terzo anno, in caso di valutazione positiva dell’intero percorso, il contrattista viene inserito nelle graduatorie regionali per l’accesso al ruolo e può scegliere l’ambito definitivo di assegnazione in base alla posizione in graduatoria. Da questo momento riceve le proposte di incarico triennale come previsto nell’art. 1, comma 80 della L. 107/2015.

*relazione per convegno CESP

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