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discussione

Tutta un’altra scuola: come, perché e per chi

di Daniela Belletti e Mimmo Perrotta

martedì 21 marzo 2017

La destrutturazione della scuola pubblica in atto da almeno 15 anni sta producendo i suoi effetti: molti genitori ma anche insegnanti si chiedono perchè non esodare, perchè non costruire propri percorsi didattici, etc etc. Si apre un discorso lungo, complesso, pericoloso, affascinante e suggestivo a cui vale la pena prestare attenzione.

Tutta un’altra scuola: come, perché e per chi

di Daniela Belletti e Mimmo Perrotta da Gli Asini

Quello delle “scuole alternative” è ormai un movimento sociale, di cui fanno parte moltissimi genitori e insegnanti e di cui è necessario e importante capire di più e meglio caratteristiche, aspirazioni, potenzialità, ma anche ambiguità, contraddizioni, difficoltà.
Un interessante momento di osservazione di questo movimento è stata l’iniziativa Tutta un’altra scuola. La festa della scuola che cambia, tenutasi il 13 settembre scorso nella Villa del Mulinaccio a Vaiano, poco lontano da Prato. Organizzatore principale di Tutta un’altra scuola è la rivista e casa editrice AAM Terra Nuova, che nei mesi scorsi ha promosso un censimento della “Scuola che cambia”, ovvero delle “esperienze educative e scolastiche che in Italia mettono il bambino al centro” (pubbliche e private), con una lunga lista di scuole pubblicata sul numero di settembre della rivista. Tutta un’altra scuola non si è esaurita nell’iniziativa del 13 settembre; gli organizzatori promettono altri incontri. Nel frattempo, si può vedere il sito web tuttaunaltrascuola.it, nel quale, tra l’altro, si possono scaricare gli Atti del convegno di Vaiano.
Obiettivo di Tutta un’altra scuola è rendere visibili e far dialogare “le esperienze alternative di educazione per bambini e ragazzi […] certamente molto differenziate tra loro ma in generale accomunate da una preoccupazione comune: quella di fornire a bambini e ragazzi, a bambine e ragazze, risposte a quello che essi sono più autenticamente, ai loro interessi, alla loro natura, alle loro potenzialità” (dall’intervento di Paolo Mottana, p. 8 degli “Atti”).
Lo diciamo subito: anche noi ci sentiamo per molti versi parte di questo movimento. Per tre anni e mezzo ci siamo impegnati, con altre famiglie, nell’auto-organizzazione di esperienze educative e scolastiche per le nostre bimbe. Un’esperienza che è, forse temporaneamente, finita e che per molti versi tuttora rimpiangiamo. Ma che ci ha reso da un lato più consapevoli rispetto a quello che “manca” nella scuola statale (che oggi frequentano le nostre bimbe) e dall’altro lato attenti alle tante difficoltà e contraddizioni delle scuole “alternative”.
Per questo siamo andati a Vaiano con curiosità e interesse. Il programma della giornata era ricco e noi ci siamo divisi in due. Daniela (che è anche insegnante di scuola primaria) ha seguito il convegno. Tra i relatori, dopo un’introduzione di Mottana (docente di filosofia dell’educazione all’Università di Milano Bicocca), “rappresentanti” delle scuole Senza Zaino (la sperimentazione forse più interessante attualmente in atto nella scuola statale), Steineriane, Montessori, Pestalozzi, dell’homeschooling, delle scuole parentali, dell’educazione libertaria, dell’“educazione esperienziale”, dell’“Alice Project” (abbiamo notato l’assenza della Rete per l’educazione libertaria, nella quale si riconoscono alcune tra le esperienze più interessanti di questo movimento).
Mimmo e le bimbe sono stati tutto il giorno fuori a giocare e a “fare esperienze”, perché la Villa del Mulinaccio era animata dai banchetti e dai laboratori di molte delle realtà rappresentate nel convegno: una stanza con i materiali montessoriani; un gazebo con un laboratorio di lana cardata per creare bruchi e farfalle steineriani (i preferiti delle nostre bimbe!); uno spettacolo teatrale curato dalla scuola steineriana di Prato; un bosco secolare allestito con giochi di legno per esperienze con i cinque sensi; una sala con i video del sito “educareallaliberta.org”, ecc..
Tornando a casa, abbiamo fatto tre considerazioni principali.
La prima è che tantissime persone hanno partecipato all’iniziativa. La sala del convegno era strapiena. Secondo Terra Nuova, i partecipanti sono stati almeno mille. Un grande successo. Ci è sembrato che le provenienze fossero non solo Firenze e la Toscana, ma anche Emilia-Romagna, Veneto, Lombardia. Si trattava soprattutto di famiglie con bimbi in età pre-scolare (il momento in cui ci si inizia a interrogare sulla scuola). Frequentemente, come abbiamo fatto noi, la mamma era a seguire il convegno, il papà fuori con i bimbi. Origine sociale: classe media, ovviamente, ma con tutta la sua varietà, dal giovane precario al professionista. Capitale economico molto variabile, capitale culturale mediamente alto. Inoltre, soprattutto al convegno, c’erano non poche insegnanti di scuola statale.
Quindi: tantissime persone – mediamente colte, residenti nel Centro-Nord, soprattutto le donne e meno i papà – sono preoccupate di iscrivere i propri figli in una scuola statale percepita come sempre meno di qualità e affidabile, sono attente al benessere dei propri figli e sono alla ricerca – o almeno curiose – di esperienze alternative di scuola. Un movimento che va da Bologna a Roma, dalle città lombarde alla provincia veneta. -> leggi tutto