Home Centro studi per la Scuola Pubblica - CESP Padova Home

ALTERNANZA: Poste & C - Centro Studi per la Scuola Pubblica di Padova
Home > materiali > ALTERNANZA: Poste & C

discussione

ALTERNANZA: Poste & C

di Renata Puleo

mercoledì 25 gennaio 2017

Proponiamo qui un ampio stralcio di un articolo di Renata Puleo apparso su comune-info.net

ASL: Poste & C. Macro, micro e lunedì al sole

di Renata Puleo

.....................
Il livello macro è invece promosso con grande enfasi laboratoriale nelle attività della su citata ASL (alternanza scuola-lavoro) obbligatoria. Il MIUR ha recentemente ristampato, in versione graficamente più accattivante, la guida operativa, corredandola di 16 schede: “La Buona Scuola: i Campioni dell’alternanza”. Non si parla né di Francesco Totti, o del vecchio indimenticabile Gino Bartali, la metafora sportiva serve a introdurre le aziende che hanno firmato i protocolli con le scuole superiori e si sono distinte per diffusione e qualità sul territorio nazionale. Ne prendo una a caso, e si capirà che non è casuale la scelta: Poste Italiane. La proposta rivolta alla scuola gioca sui cinque fronti su cui il servizio postale ha moltiplicato il suo mercato. Lasciata la logistica e il recapito ai margini della mission, è soprattutto sull’impegno di tipo eco-finanziario che l’attività dell’ex servizio pubblico si spende. Leggiamo nella manchette della scheda: “L’Italia sta attraversando una fase di profonda trasformazione del sistema produttivo, caratterizzata dal passaggio epocale dalla tecnologia tradizionale alla tecnologia digitale, la sua competitività e le prospettive di crescita e occupazione sono legate ad una ampia diffusione dei nuovi processi dell’e-commercio ai pagamenti digitali, passando per le transazioni via web, Poste Italiane intende essere fra i campioni dell’alternanza perché, contribuendo alla loro formazione, vuole fornire ai giovani gli strumenti per accompagnare, guidandola, la trasformazione del Paese. Laura Todini, Presidente”.

Chi imita chi? È il quadrunvirato Renzi-Boschi-Giannini-Padoan che dà il registro linguistico alle aziende, oppure – come più probabile – ha imparato la lezione da chi davvero governa il Paese? I postini che con contratti di tutti i tipi, ma sempre precari, corrono in motoretta di qua e di là, cosa ne pensano? I liceali vogliono il motorino, si sa… Del resto, volendo fare un po’ di storia e capire da dove viene il Verbo – e da dove continuerà a venire: il cambio Obama-Trump è senza variazione in merito alle scelte economiche neoliberiste -, basta pensare alle stage-coach (le diligenze) e ai pony expess creati da Henry Wells e William Fargo nel 1852 (dieci anni prima dell’avvio del servizio postale italiano) per attraversare gli States da una costa all’altra, ma già a fine Ottocento orientati a gestire denaro e prestiti; oggi la Well-Fargo è fra le prime quattro banche più ricche d’America.

Quel che gli studenti devono imparare è accettare, nell’ordine:

1) lo sfruttamento del lavoro gratuito o semigratuito (nell’ASL figurano fra i campioni non a caso anche McDonald, Zara, Coop…);
2) “il” lavoro è un obbligo, da cercare nelle maglie del suo mercato, a qualunque prezzo;
3) i rapporti sociali di produzione e la conflittualità non esistono; è naturale lavorare da soli con il proprio PC (anche per usare l’applicazione delle ordinazioni degli hamburger);
4) meno pensi, più sei veloce e produttivo, sempre pronto alla nuova consegna.

La formazione dei docenti entra qui in gioco, nel nodo che ho cercato di evidenziare. Il loro lavoro vivo viene ridotto al passa-parola, a esecuzione acefala di programmi, a compilazione di protocolli preformati, a rapida consegna di format e di questionari di risultato. Basta dare uno sguardo alla nuova guida sulla loro formazione obbligatoria [6]. Fra le nove priorità figura proprio l’alternanza scuola lavoro, annodata al digitale. Tutto scontato, via libera all’alienazione del docente, alla catena del lavoro intellettuale. Ne abbiamo già parlato, ma il discorso andrebbe ripreso, non è certo chiuso sulla linea di qualche commento.

Una breve glossa. C’è molta confusione a sinistra, anche fra chi si dice marxista o comunista, sul concetto di lavoro. Molti sono rimasti impigliati nella rete dei diritti acquisiti durante le lotte del secolo scorso, nel welfare keynesiano come orizzonte unico, nella cooperazione che rimetteva al lavoro le fabbriche argentine, e hanno perso l’occasione di ragionare sul lavoro come feticcio, non solo, e non tanto, come produttore di plusvalore e di merci-feticci. Questioni importantissime (quasi inestricabili: sul valore-lavoro o quella sul nesso con la soggettività) ma, come mi ricordava un compagno, che hanno oscurato il ragionamento intorno al concetto di ozio, ma anche di noia.

Declinati entrambi non sull’orlo del vuoto, ozio e noia sono privati della cornice disegnata da un pensiero divagante, da un corpo libero perché perfettamente insediato nel tempo della vita che scorre. Malgrado noi, il nostro attivismo. Così, lo ricordo ai meno giovani, essere giovani non è muoversi come una trottola, non è imparare le tecniche migliori di attacco verbale e fisico per guadagnarsi un posto al sole, ma è saper godere di “un lunedì al sole”, nella lentezza [7] (leggi anche Quella sveglia puntata alle sei del mattino di Marco Calabria e Gianluca Carmosino, ndr).