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DELEGHE & CONTRATTO

di Marina Boscaino

giovedì 19 gennaio 2017

Proponiamo qui un ampio stralcio da un articolo apparso sul blog di Micromega

DELEGHE & CONTRATTO

di Marina Boscaino dal blog micromega

Non possiamo infatti dimenticare come andò ai tempi dell’approvazione della 107: una finta consultazione online che si trasformò in un flop di cui nessuno ha mai rendicontato; kermesse organizzate ad arte per raccontare una interlocuzione in realtà accuratamente blindata; audizioni parlamentari di facciata, con tempi contingentatissimi e l’uso di tutte le scorciatoie possibili.

E il percorso di elaborazione totalmente autoreferenziale che le deleghe hanno subito fino ad ora non fa sperare – nonostante la sconfitta del 4 dicembre – in un ravvedimento. Tutto fa invece credere che l’inserimento dell’unica faccia “nuova” nel Renzi bis sotto mentite spoglie – in realtà Valeria Fedeli, vicepresidente della Camera, ha letteralmente imperversato sui media durante tutto l’autunno, tirando la volata al SÌ al referendum – sia stato un cambiamento solo apparente. Certamente finalizzato a “sistemare” alcune evidenti frizioni con i sindacati (Fedeli proviene dai tessili della Cgil, e non a caso nei primissimi giorni dopo la sua nomina il Miur ha presentato una proposta contrattuale per la mobilità dei docenti su cui si continua a lavorare, ma che sembra scavalcare alcuni punti critici della 107), ma di fatto coerente con l’impostazione autoritaria e non trasparente della precedente ministra.

I sindacati di base hanno prontamente reagito all’esito del Cdm di sabato proclamando uno sciopero per il prossimo 17 marzo. Rimane da capire cosa intenderanno fare gli altri, e in particolare i confederali: se si accontenteranno o meno del riconquistato dialogo con Viale Trastevere. E resta, ancora, da capire quale miopia abbia spinto i continuatori di un governo le cui politiche sono state esplicitamente bocciate da un pronunciamento popolare di dimensioni straordinarie a insistere su un atteggiamento di irrispettosa chiusura verso le reali esigenze della scuola e le tante proposte alternative che sono oggi in campo. Rimane, infine, da comprendere il motivo per cui dai 9 dispositivi originari si sia rinunciato – almeno apparentemente – ad intervenire solo su uno: la nona "delega" prevista dal comma 181 della legge 107, la revisione del Testo Unico dlgsl 297/94 sulla scuola. Voci insistenti suggeriscono che il governo stia preparando un disegno di legge sulla materia, da sottoporre direttamente al Parlamento; attraverso questa strada sarebbe percorribile l’ipotesi che in tanti hanno paventato ai tempi della approvazione della Buona Scuola: rimettere mano agli organi collegiali e allo status giuridico dei docenti. Una vecchia ossessione trasversale, inaugurata nel 2008 attraverso il pdl Aprea, poi Aprea-Ghizzoni, con le proposte di Profumo, ministro del governo Monti, ripresa infine dal sottosegretario Raggi ai tempi del governo Letta.

E qui la scuola della Repubblica rischierebbe davvero grosso: non ci meraviglieremmo infatti se un intervento legislativo di questo genere si fondasse ancor più che nel passato su un’idea di scuola azienda alternativa alla scuola per l’uguaglianza, la cittadinanza critica e l’inclusione configurata dalla Costituzione Il piano scuola di Renzi, di cui l’attuazione delle deleghe sono la prosecuzione in piena continuità, ha infatti scardinato i principi della democrazia scolastica fondata sul pluralismo e sulla libertà di insegnamento e li ha sostituiti con l’autoritarismo del dirigente scolastico, decisore unico delle sorti dei sottoposti. Ha scardinato dalle fondamenta il principio pedagogico della collaborazione collegiale e del lavoro condiviso, configurando una sorta di insegnante-monade, che impegna le proprie capacità per costruire una carriera che gli permetta di prevalere sugli altri economicamente e nella collezione dei crediti, dei bonus e dei premi. Un docente che ritiene la dimensione collegiale delle decisioni e delle procedure un inutile orpello, che delega al superiore gerarchico la progettazione degli interventi e la dislocazione delle risorse. Un docente che fa della propria passività professionale un modello per i cittadini inerti e acritici della postdemocrazia neoliberista, che fa del mercato l’unico regolatore delle vicende umane e dei diritti delle persone.

Domenica a Roma assemblea nazionale della Lipscuola, preceduta, il pomeriggio precedente e nella stessa sede, da un’assemblea di parti del movimento della scuola su questi ed altri temi: un testo attualizzato rispetto all’originario dispositivo del 2006, che configura un modello alternativo fedele alla scuola della Costituzione.