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EPPUR SI MUOVE...

di Alessandro Palmi

domenica 16 ottobre 2016

EPPUR SI MUOVE...

di Alessandro Palmi da quandosuonalacampanella.it

Classe triennio di un istituto tecnico, facciamo tecnologia… Cos’è la “tecnologia”? Dopo un lungo dibattito (che vi risparmio) giungiamo ad una definizione condivisa e cominciamo a discutere di alcune definizioni iniziali e dell’approccio che terremo per procedere.

Nella discussione sorge la necessità di individuare le principali grandezze che intendiamo usare per dare sostanza qualitativa e quantitativa ai nostri discorsi; come spesso accade si comincia con il lavorare intorno alle grandezze principali legate alla meccanica classica e sorge la domanda: “Un sasso ed un grosso masso, composti dello stesso minerale, cadono liberamente partendo dallo stesso punto, quale arriva per primo?”

Panico, sconcerto e poi timidamente prende corpo la risposta più ovvia: “Beh, il più pesante deve arrivare prima”. Panico e sconcerto (mio questa volta) e mi ritrovo a pensare ai poveri Newton e Galileo che si rivoltano nella tomba, poi più pragmaticamente penso: “Che faccio adesso?” Ho voluto giocare a farli discutere e ragionare e mi trovo di fronte ad una situazione in cui tocco con mano quello che potrebbe essere definito un abisso di ignoranza, a rigore totalmente inammissibile in classi del triennio dell’istituto tecnico.

Quindi che fare? Inveire contro tutti gli ordini di scuola, colleghi e classi precedenti che mi hanno “consegnato” un tale gruppo di “somari”… non serve, poi non sono nemmeno così certo che i miei studenti di anni precedenti avessero una formazione tanto superiore.

Provo allora a cercare di capire da dove possa nascere questa situazione e gli faccio alcune domande sparse, e con mio stupore accade che mi sciorinano con sicurezza le leggi della dinamica di Newton, mi definiscono con esattezza g (accelerazione di gravità) e me ne recitano anche il valore (9,81 m/s2), alcuni addirittura mi precisano che tale valore è valido sulla terra a livello del mare, mentre in altri corpi celesti sarebbe diverso. L’ora volge al termine, non mi trattengo dal lanciare loro una malvagia domanda “che senso ha parlare di g=9,81 m/s2 visto che ogni sasso cade come gli pare?”, poi la campana suona e io esco lasciandoli alle prese con il drammatico dilemma.

Diavolo, penso uscendo, quindi le nozioni le conoscono o per meglio dire le sanno recitare (bisognerebbe infatti mettersi d’accordo su cosa intendiamo per “conoscere”), ma questo non impedisce loro di dire bestialità… tutto ad un tratto ho come una rivelazione e mi rendo conto che una situazione simile a quella appena descritta mi è capitata spesso, decisamente troppo spesso.

A seguito di questa dolorosa presa di coscienza mi trovo a riflettere sul mio ruolo e su quello della scuola in generale, sul fatto che la preparazione degli attuali studenti e studentesse risulti veramente scarsa, su cosa si potrebbe/dovrebbe fare per migliorare … ma davvero questa preparazione è così dannatamente bassa, o sono forse io che non riesco più ad entrare in sintonia con questi clienti della buona scuola?

Visto che la soluzione per me migliore, che consisterebbe nell’andare in pensione, non è al momento praticabile, sarò costretto a trovare un modus vivendi che mi permetta di sopravvivere durante i prossimi 8 anni, che si prospettano lunghissimi.

Da tempo mi son trovato a lavorare in luoghi che ambirei vedere rasi al suolo e trasformati in parchi pubblici, questo per dire ciò che penso dell’attuale evoluzione del mondo scolastico. Ho sempre vissuto, scolasticamente parlando, all’interno di istituti tecnici e professionali e anche da studente ho frequentato il tecnico; non sono mai entrato in un liceo se non come genitore quindi il mio punto di vista è assolutamente parziale. Posso solo dire che ho assistito in oltre 40 anni (se vogliamo considerare anche il tempo da studente) a quello che mi appare come un totale degrado della situazione a dispetto del grande progresso scientifico e tecnologico, ad un catastrofico aumento della superficialità e dell’ignoranza (nel senso letterale del termine) a dispetto degli enormi strumenti, fonti e risorse che si hanno a disposizione; come questo sia potuto accadere non mi è del tutto chiaro, anche se un buon aiuto lo hanno sicuramente dato tutti i vari provvedimenti governativi che si sono susseguiti negli ultimi 20 anni almeno.

A volte mi sembra che tutto sia stato scientificamente pianificato per distruggere tutto e forse è proprio così; di quello che dovrebbe essere il ruolo della scuola nel garantire il diritto universale all’istruzione e nel favorire la crescita libera di futuri cittadini e cittadine in grado di “leggere il mondo da sé”, come diceva Freire, pare che sia rimasto veramente ben poco. Tra alternanza scuola-lavoro (detto nel paese col più alto indice di disoccupazione giovanile d’Europa pare una barzelletta), test invalsi ed una pletora di acronimi che mi fanno venire il mal di testa se provo ad enunciarli tutti, viene da chiedersi dove sia il confine tra la farsa e la tragedia.

Può essere che ciò che ho scritto fino ad ora vi appaia eccessivo, una sorta di invettiva sproporzionata rispetto al punto di partenza; certo la situazione presenta diverse sfaccettature e richiederebbe uno spazio molto più ampio per poter essere sviscerata, ma credo sia giunto il momento di interrogarsi a fondo su come procedere per capire se sia possibile recuperare e/o ricostruire qualcosa o se davvero non sia meglio iniziare un grande piano di costruzione di parchi pubblici.

PS: A volte a riattivare le connessioni tra nozioni e realtà basta poco, come mostrare che una penna e un foglio di carta cadono a velocità differenti, ma se il foglio viene appallottolato la differenza svanisce.