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documentazione

A RAPPORTO: Le Prove-INVALSI 2015/16

di Renata Puleo e Livia Alario

sabato 10 settembre 2016

A RAPPORTO: Le Prove-INVALSI 2015/16

di Renata Puleo (No INVALSI), Livia Alario (maestra scuola primaria)

invalsi. Il commento è suddiviso in due parti, la prima sul testo del Rapporto, la seconda nel merito delle Prove di Matematica per la scuola primaria.

PRIMA PARTE
1. Il testo del Rapporto
Come è già stato fatto notare su questo blog la pubblicazione dell’ultimo Rapporto Risultati- Rilevazioni Nazionali Apprendimenti 2015/16 cura dello staff dell’INVALSI, non presenta novità di rilievo, non aggiunge nulla alla ormai consolidata “filosofia” dell’Istituto.
I primi sei capitoli recano la stessa titolazione dei precedenti, un copia-incolla con molte copiature e qualche commento incollato. Il settimo capitolo, “L’evoluzione dei risultati grezzi e il valore aggiunto”, titolo assai gonfiato per appena due paginette, consiste nella solita operazione di messa a punto fittizia di concetti presi a prestito dalla prosa economica. Del resto, che l’INVALSI sia molte cose (agenzia, semplice agente per conto del MIUR, perito con poca capacità di periziare, ecc) meno che un istituto di ricerca, riceve dalla lettura del rapporto nuove conferme. Il lavoro è – ad essere generosi – solo interno ad una vecchia prassi docimologica, nessuna ricerca originale, nessun autentico supporto a chi sta a scuola.
Un paio di annotazioni politiche. La Presidente Ajello aggiunge alla Prefazione, copiata dalla precedente:
i) l’allineamento delle prove al contesto internazionale;
ii) una nota di rammarico per la scarsa partecipazione alla tornata di prove nel Sud (che definisce un “vulnus”);
iii) un invito ai docenti ad abbandonare l’autoreferenzialità;
iv) una chiusa sulla confortante speranza che gli stessi attennuino le loro critiche anche perché – malgrado la scarsa stabilizzazione del personale INVALSI – le cose andranno verso il meglio.
Nel testo del paragrafo sui dati, capitolo primo, si sottolinea che il cheating (imbrogli di vario genere e a cura di diversi agenti) ancora non è stato battuto definitivamente e ci si chiede se non occorra approfondire il significato della sua manifestazione anche in presenza dell’osservatore esterno (sic!). Nessuna considerazione quest’anno sull’entità – e dunque sul danno inferto! – dello sciopero dei docenti nei giorni di prova, presente nel rapporto dello scorso anno: meglio evitare di dare rilievo? Stessa censura sulle tavole della distribuzione nazionale della partecipazione con le due cartine dell’Italia presenti nel precedente testo: forse troppo esplicite, con grande evidenza visiva dell’astensione, diventate subito virali in rete?
Durante due incontri in altrettanti Istituti Scolastici romani, in un confronto piuttosto serrato fra insegnanti, Renata Puleo in rappresentanza del Gruppo NoINVALSI, la prof.ssa Stefania Pozio (collaboratrice a tempo pieno dell’INVALSI), il dott. Roberto Ricci (responsabile area prove), entrambi i “ricercatori” hanno ribadito la serietà con cui vengono costruite, testate, somministrate, valutate, le prove. Oggetto questa considerazione del corpo centrale del rapporto.
La Pozio si è spesa sulla continua taratura della prova migliore, malgrado parecchie considerazioni nel merito di alcuni quesiti dimostrino il permanere della stessa impostazione generale da un decennio, con gli stessi errori specifici per le singole prove.
Il Ricci ha parlato del test come strumento assolutamente oggettivo, la cui attendibilità scientifica può garantire alla scuola pubblica il rispetto del suo fondamentale mandato: l’equità. Sia sulla scientificità che sul concetto di equità ha incontrato parecchi problemi a contro-argomentare alle considerazioni dei presenti.
Sempre a proposito della scientificità, nel Rapporto e in altri strumenti rinvenibili sul sito dell’Istituto (Fascicoli di Prove; Griglie di Correzione, Guide alla Lettura delle Prove, ecc, per un totale di 14 documenti), vengono ribaditi pari-pari i “chiarimenti metodologici” già presenti nel vecchio rapporto. Un esempio per tutti riguarda l’utilizzo della scala di Rash (1960, Georg Rasch: “Probabilistic models for some intelligence and attainment test”, analisi dei test da un punto di vista probabilistico, mediante un modello che spiega l’interazione tra uno studente e un item nel processo di risposta, 1960). Nonostante la sua indubbia senescenza e le numerose critiche a essa apportate da luminari della matematica e della statistica (si veda a tal proposito il sito ROARS), l’INVALSI continua a fornire le stesse giustificazioni, molto scarne, al suo uso. Nessuna correzione di tiro ma, dice il paragrafo a ciò dedicato, se lo usano in Europa, non c’è altra via che continuare ad applicarlo!

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