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MEGLIO IL CARCERE ...

di Francesco di Lorenzo

domenica 22 maggio 2016

Salvagenti per scuola a rischio cercasi

di Francesco di Lorenzo - fuoriregistro.it

Le notizie sulla scuola si accavallano. Sono tante. Spesso sono ripetitive, cioè ritornano a intervalli regolari. Si parla di tutto. C’è in evidenza la questione della chiamata diretta degli insegnanti, che è parte importante della legge sulla Buonascuola, che deve essere ancora definita e che, sembra sia diventata un nodo da sciogliere non indifferente. Si legge che proprio tale questione abbia inciso sul blocco delle trattative tra Miur e sindacati. C’è poi tutta una sfilza, enorme, di articoli sulla lotta al Bullismo e al Cyberbullismo con convegni, tavole rotonde, mozioni, proposte e norme che andranno applicate. O che si spera vengano applicate e che, soprattutto, tutti si auspicano abbiano successo.
C’è spazio ancora per le notizie sulle scuole aperte per tutta l’estate (anche di domenica). Ma fermiamo l’attenzione sul progetto ’Scuola al centro’ nelle aree a rischio, la cui apertura delle aule (in orario extrascolastico) dovrebbe aiutare a lottare contro la dispersione e l’abbandono della scuola.

Su quest’ultima notizia ci permettiamo di far notare alcune piccole questioni, e Fuoriregistro, tra l’altro, già lo ha fatto. Il problema è questo. Accogliere a scuola è un dovere istituzionale. Ma anche un dovere morale, una necessità dettata dal buon senso che, però, non può risolversi solo nell’enunciazione di uno slogan. Se di mattina la scuola è vista distante e lontana da alcuni che la frequentano (proprio quelli che ne avrebbero più bisogno), non si può pensare che di pomeriggio o la domenica o in estate tutto cambi. La percezione, in fondo, resta la stessa.

Famosa la storia vera di qualche anno fa: un ragazzino napoletano viene preso per l’ennesima volta a scippare una borsa. Davanti al giudice dei minori che lo mise a scegliere tra il carcere e la frequenza obbligatoria della scuola media, lui scelse il carcere.
Ora , al di là dei singoli pensieri e delle interpretazioni che ognuno può dare, sembra proprio che la scelta del ragazzino volesse comunicare qualcosa. Voleva indicarci una direzione che mi sembra ovvia: la scuola per essere tale deve riconquistarsi qualcosa che ha perso. E cioè, la scuola deve diventare un luogo autorevole, una sede percepita come modello, uno spazio di libertà e che invogli alla partecipazione. Deve essere qualcosa che purtroppo non è più.

Una semplice domanda: tutto quello che sta avvenendo con questa riforma è un modo per farlo?