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Lettera aperta al Presidente del Consiglio Silvio Berlusconi

lettera di Giulietta Poli

lunedì 28 febbraio 2011

Lettera aperta al Presidente del Consiglio Silvio Berlusconi

Signor Presidente,

sono un’insegnante di Scuola Primaria, meglio, una maestra; il sostantivo così ha un significato più pregnante.
Ho udito con raccapriccio le Sue ultime dichiarazioni di attacco alla Scuola Pubblica (e lo scrivo in maiuscolo!) e ai Lavoratori della scuola, noi, “poveri” insegnati …..
Mi domando con quali competenze didattico-pedaggiche si è arrogato il diritto di usare simili espressioni, dileggiando un patrimonio storico, umano e culturale che è davanti agli occhi di tutti. Basterebbe leggersi qualche ricerca o qualche studio in materia ma, probabilmente, i Suoi consiglieri non glieli hanno fatti pervenire. Lei ha volutamente offeso una parte consistente della Nazione.
È mai entrato in una “Scuola Pubblica” o l’idea di incontrarvi teste pensanti (quale orrore!) glielo ha impedito?
Ha mai incontrato, nei Suoi tanto numerosi incontri di lavoro, qualche Docente?
O temeva forse, comunisti assassini come tutti noi insegnanti siamo, per la Sua incolumità?
È al corrente che nella tanto da Lei vituperata Scuola Pubblica sono attivate, con successo da anni, esperienze di eccellenza e buone pratiche educative?
Lei conosce l’entità del salario di un insegnante statale? Lei è informato sulla situazione di tanti Precari della scuola e le loro condizioni lavorative?
Ed ancora, è al corrente dei gravi problemi che il mondo della scuola ha subito negli ultimi anni grazie ai tagli operati dissennatamente dai suoi Ministri?
Secondo quali principi etico-professionali Lei ipotizza un’ipotetica strumentalizzazione operata dai professori nei confronti dei loro studenti?
Come può mettere in dubbio le capacità umane e professionali di tanti Lavoratori, disconoscendo l’enorme esborso di risorse effettuato in tanti anni di onesta professione e la ricchezza del patrimonio culturale offerta dal mondo della scuola al Paese? Una buona scuola è il futuro per qualsiasi paese e noi stiamo lavorando, giorno dopo giorno, proprio per questo: non rubateci il futuro!
Esiste una Carta Costituzionale nella quale i Padri Fondatori hanno sancito che “L’arte e la scienza sono libere e libero ne è l’insegnamento”, ma forse è proprio questo che Lei non riesce a digerire!
Le voglio ricordare che nel dopoguerra è stata proprio la Scuola Pubblica, da Lei tanto avversata, a risollevare le sorti culturali di questo Paese, risolvendo, in primis, la piaga dell’analfabetismo, assai diffusa sino a qualche decennio fa e formendo, poi, pari opportunità a tutti.
È stata ancora la Scuola Pubblica, non certo la privata, ad introdurre percorsi di accoglienza e di inclusione; è stata la Scuola Pubblica ad aprire le sue porte agli alunni diversamente abili, ai ragazzi marginalizzati, ai bambini provenienti da altri Paesi, cancellando per sempre dall’ordinamento le classi ghetto (che qualcuno dellla Sua maggioranza vorrebbe ristabilire) riservate agli alunni di serie B.
La cronaca è ricca di storie di alunni “problematici” respinti e rifiutati dalle scuole private che Lei tanto apprezza. Questi fatti sono in contrasto con quanto sancito dalla Convenzione Internazionale sui Diritti dei bambini e degli adolescenti che il nostro Paese ha ratificato nel 1991; Le comunico anche che detta Convenzione non è stata estesa da un gruppo di “comunisti” inferociti, bensì dall’Assemblea delle Nazioni Unite che mi risulta sia Organismo sovranazionale.
Non siamo noi Insegnanti (o i comunisti!) gli orchi cattivi che approfittano di allievi innocenti o che utilizzano in modo scorretto il loro ruolo.
Gli orchi cattivi sono piuttosto coloro che dei bambini fanno un uso mercantile; coloro che non sono ancora stati in grado di attivare in Italia una reale pratica di tutela dell’infanzia; coloro che i bambini li espellono e li discriminano in base alla loro provenienza , al loro credo religioso, alla loro situazione di indigenza. Purtroppo la cronaca è piena di fatti che dimostrano la scarsa attenzione per l’Infanzia che vige nel nostro Paese. Il benessre generalizzato per i nostri bambini è ancora di là da venire.
Se ha qualche dubbio La invito a prendere in esame gli ultimi rapporti internazionali sull’argomento : malgrado i Suoi proclami non ci facciamo proporio una bella figura!
Le allego, qui a seguire, un estratto dell’intervento a dìfesa della Scuola Pubblica pronunciato da Pietro Calamandrei l’11 febbraio 1950. Le sue argomentazioni sono sicuramente più efficaci e autorevoli delle mie.
Per inciso, Le ricordo che Pietro Calamandrei è scomparso nel 1956 (casomai Le venisse in mente di volerlo incontrare come voleva fare nel 2000 con papà Cervi!).
Nel frattempo noi, che la Scuola Pubblica la amiamo e la difendiamo, continueremo ad operare affinchè nelle nostre aule, ancorchè un po’ malandate, si produca Cultura, si pratichi l’Accoglienza e si continui ad Educare, malgrado i Suoi anatemi.
La parola d’ordine per noi è sempre “Non uno di meno”; non potremmo mai dimenticarla!

Giulietta Poli – insegnate di Scuola Primaria – Padova

27 febbraio 2011