Home Centro studi per la Scuola Pubblica - CESP Padova Home

PUZZLE - Centro Studi per la Scuola Pubblica di Padova
Home page > materiali > PUZZLE

Materiali del Convegno CESP sulla valutazione - Padova 24/02/2011

PUZZLE

Valutare gli studenti per stratificare scuole ed insegnanti

domenica 27 febbraio 2011

PUZZLE.

Valutare gli studenti per stratificare scuole ed insegnanti.

In questo fascicolo presentiamo una serie di materiali prodotti, in diversi ambiti, per riflettere sul concetto di valutazione ed analizzare i contenuti e le finalità delle prove INVALSI, che quest’anno il Ministero ci chiede di attuare anche negli Istituti Superiori.
Sono quasi 10 anni che, in applicazione delle direttive europee per la scuola definite a Lisbona nel 2000, in maniera strisciante vengono “misurati” i nostri studenti, e, altrettanto subdolamente, vengono utilizzati i risultati ottenuti per un confronto su scala europea dei loro livelli di apprendimento scolastico e, implicitamente, delle nostre capacità di educatori e formatori.
L’obiettivo sbandierato dal Ministero è quello di poter intervenire, elaborando i dati di indagine, al fine di innalzare gli standard di risultato per le competenze e le conoscenze dei nostri alunni a quelli dei paesi di riferimento europei: ma sono realmente “inferiori” i nostri ragazzi ai loro coetanei?
Non ne siamo per nulla convinti, o per lo meno non lo siamo dei criteri di valutazione e di omogeneità della comparazione.
Ma ad allarmare ancor di più è quello, che solo da ultimo, sta chiaramente emergendo: il tentativo di rendere oggettiva, quindi inoppugnabile, una scelta tutta politica: quella di differenziare economicamente scuola da scuola, insegnante da insegnante.
Un puzzle di politica scolastica che si sta componendo sotto i nostri occhi, a cui siamo invitatati a partecipare, scavandoci reciprocamente la fossa, cannibalizzandoci socialmente e territorialmente.
Alcuni segnali ci confortano ma la determinazione e il potere d’imperio messo in campo dal Ministero e dal Governo, mascherati, spesso, da una politica del giorno per giorno, non ci devono trovare impreparati.
Il premio sperimentale al merito proposto dalla Gelmini per scuole ed insegnanti non è decollato. La sperimentazione avviata in alcune città (Torino, Napoli, Pisa, Cagliari e Milano) a dicembre è, di fatto, naufragata a causa della marea di “no” pronunciati dai collegi dei docenti interpellati. Nel frattempo, il decreto che avrebbe dovuto avviare in ogni scuola un “sistema di misurazione, valutazione, trasparenza della performance” del “personale docente ed educativo degli istituti e scuole del primo e secondo ciclo di istruzione e delle istituzioni educative”, (decreto Brunetta 2009), è stato rinviato sine die, forse al momento del rinnovo del contratto della scuola per il triennio 013/2015.
Il primo tentativo per assegnare una mensilità in più ai docenti “migliori” (al massimo il 15/20 per cento degli insegnanti delle scuole “prescelte”), è sul punto di chiudersi prima ancora di iniziare.
Durante l’incontro con i sindacati dello scorso 8 febbraio, i tecnici del ministero hanno “confessato” che in totale sono 35 circa le scuole che hanno aderito all’iniziativa. In un primo momento, viale Trastevere aveva ipotizzato di affidare l’esperimento a 20 scuole (attraverso un campione “stratificato”) in ognuna delle città selezionate. A Torino, per carenza di candidature, l’iniziativa è stata estesa dapprima alle scuole della provincia e adesso all’intera regione. A Milano, in pochi giorni, i “no” sono arrivati a quota 137. A Pisa il rifiuto è stato pressoché totale: tutti gli Istituti della provincia, così pure a Cagliari; solo in provincia di Siracusa vi sono state alcune decine di adesioni. Finora, come hanno comunicato i tecnici ministeriali ai sindacati, le adesioni sono state soltanto 35.
Questo schiaffo alla sperimentazione del premio al merito, si potuto dare, in presenza di un silenzio assordante delle OO.SS maggioritarie, grazie ad un rifiuto spontaneo di migliaia di insegnati e al lavoro profuso, principalmente dai Cobas della scuola. Ciò no di meno, ora, il Ministero fa il gioco duro: è di alcuni giorni fa la notizia che a Milano, per aderire alla sperimentazione, non è più necessaria la delibera del collegio dei docenti, così come previsto dal progetto. Secondo il MIUR è sufficiente che il dirigente scolastico recluti qualche insegnante disposto a farsi premiare, e già ieri alcuni dirigenti hanno deciso di aderire alla sperimentazione nonostante la contrarietà espressa dal collegio.
Quel che sta accadendo è estremamente grave e va ben oltre la questione del premio al merito: i dirigenti sono stati autorizzati a non tener conto delle decisioni prese dai collegi docenti. Si tratta quindi di un vero e proprio attacco alla democrazia nelle scuole. Tutto questo per cosa? Per distribuire pochi denari a quei docenti che pensano, ancor prima di essere stati valutati da chiunque e in qualunque modo, di essere migliori di altri. Ma quanto dovranno aspettare i sovrani per dare e i loro cortigiani per ricevere il prossimo premio?
Poco, secondo il ministro Gelmini: solo il tempo che serve a licenziare altri 35.000 lavoratori precari, così come previsto e già preannunciato dalla L.133/2008.

Per il CESP di Padova

Giuseppe Zambon

Febbraio 2011