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L.107/15 - Delega 0-6 anni: una vera controriforma

di Fabrizio Reberschegg

venerdì 18 marzo 2016

Delega 0-6 anni: una vera controriforma

di Fabrizio Reberschegg da vivalascuola

Tra le tante deleghe comprese nella legge 107/2015 (la “Buona Scuola“) vi è anche quella relativa al riordino del segmento di istruzione/educazione 0-6 anni che viene concepito come “servizio integrato“. Entro 180 giorni il governo dovrebbe emanare un decreto legislativo che modifica sostanzialmente gli assetti della scuola dell’infanzia (segmento 3-6 anni) e dei nidi (segmento 0-3 anni).

La base della delega si ritrova nel progetto di legge Puglisi, che era stato presentato al Senato nel gennaio 2014. Appare evidente che la senatrice Puglisi, responsabile scuola del PD e pasdaran a favore della Buona Scuola, ha imposto la delega per consentire al “suo” progetto di legge di avere una corsia preferenziale evitando una seria e approfondita discussione in Parlamento.

Di fatto in questa fase si continua a fare riferimento al testo della legge 107 e alla proposta Puglisi 0-6 anni. La Gilda degli Insegnanti ritiene che i contenuti della delega siano oggettivamente inaccettabili soprattutto per gli effetti che possono provocare nei confronti del segmento della scuola dell’infanzia. Per quali motivi?

• Se è sicuramente positivo che il governo preveda una nuova collocazione degli asilo nido all’interno di percorsi formativi complessivi togliendoli dal segmento dei servizi a domanda individuale, preoccupa la possibilità che si perda la specificità dei due settori 0-3 e 0-6, sia rispetto ai livelli gestionali che professionali degli insegnanti e degli operatori.

• In particolare, la delega parla di “servizio integrato” costruendo una sorta di percorso unitario indifferenziato 0-6 anni e introducendo addirittura momenti di compresenza tra educatori e insegnanti della scuola dell’infanzia. L’assenza di una chiara specificità dei percorsi 0-3 (nidi) e 3-6 (scuola dell’infanzia) consente di introdurre una sorta di flessibilità deprofessionalizzante degli insegnanti della scuola dell’infanzia che potrebbero essere collocati indifferentemente anche nei nidi.

• Non viene chiarito il processo di omologazione dei requisiti di accesso per gli insegnanti del “servizio integrato“. La delega parla di laurea magistrale come titolo di accesso all’insegnamento, ma dimentica che parte delle scuole dell’infanzia private fa lavorare ancora personale in possesso di diplomi di natura professionale. Ciò vale ancor di più per le insegnanti e gli operatori negli asili nido.

• Il concetto di servizio integrato 0-6 anni, così come è stato inserito nelle deleghe della 107, apre di fatto la possibilità di chiedere alle famiglie una quota di partecipazione alle spese del servizio (quindi anche della scuola dell’infanzia) su tutto l’arco 0-6 mentre ora la partecipazione alle spese del servizio è presente in maniera strutturale, anche con notevoli tariffe, nei nidi comunali, paritari, privati. Il principio di compartecipazione alle spese del servizio chiesto alle famiglie viene ulteriormente rafforzato dal DDL Madia sulla riforma della Pubblica Amministrazione.

• Per introdurre il sistema integrato 0-6 anni a regime servirebbe circa 1 miliardo e mezzo di risorse dedicate. Nella discussione sul DEF e in tutte le proposte di spesa nella legge di stabilità non è previsto un euro per la riforma del servizio integrato. Ciò significa che ora si sta attuando solo una politica propagandistica senza la possibilità in tempi certi di procedere ad una vera attuazione della delega.

• Parlare astrattamente di “servizio integrato” penalizza la scuola dell’infanzia poiché essa fa parte del percorso formativo delle cittadine e dei cittadini italiani e pertanto deve essere concepita non come mero “servizio”, ma come istituzione integrata nel primo ciclo, fatto stante che i livelli di qualità ed eccellenza che la scuola dell’infanzia ha raggiunto nel nostro Paese sono riconosciuti a livello internazionale. Nulla osta che il servizio dei nidi, dopo un percorso lungo e virtuoso di professionalizzazione e definizione degli standard, possa diventare nel futuro elemento sinergico alla scuola dell’infanzia.

• La delega sul segmento 0-6 non prende in considerazione il fatto che il progetto si scontra con le oggettive difficoltà applicative concernenti la presenza sullo stesso segmento 0-6 di contratti di lavoro differenti aventi per contraenti le OO.SS., i comuni, le scuole paritarie private, senza contare la delega dei servizi di accudienza delegata, in parte del territorio nazionale, a cooperative private o altri enti privati. Una riforma del segmento 0-6 dovrebbe prevedere, a monte, almeno una armonizzazione dei contratti, degli status giuridici ed economici connessi degli operatori e degli insegnanti con il fine di adeguare lo status giuridico ed economico di tutti i docenti a quello statale. Il governo sembra non abbia preso in considerazione tali elementi problematici che abbisognano di numerosi tavoli tecnici con l’ANCI e con i rappresentanti delle scuole private paritarie con la riapertura di una specifica sessione contrattuale con le OO.SS.

• Nella confusa attuazione della delega mancano infine i riferimenti certi sui controlli degli standard di qualità connessi al servizio offerto (sono fatti dal MIUR con propri ispettori? Sono delegati ai Comuni? Alle Regioni? Agli USR?). Ciò fa presagire l’avvio dei soliti percorsi “sperimentali” con dubbie modalità di controllo e monitoraggio. Il progetto di legge Puglisi addirittura prefigurava il controllo sugli standard e la qualità dell’offerta formativa affidato ai comuni. Immaginiamo le conseguenze concrete di simili “monitoraggi“.

La delega prevista nella legge 107 appare pertanto confusa e pericolosa per la tenuta della qualità dell’offerta formativa che caratterizza in particolare le scuole dell’infanzia statali che possono perdere le loro specifiche caratteristiche di universalità e coerenza con i percorsi educativi e di istruzione del primo ciclo scolastico.

L’effetto immediato di spostare in delega la scuola dell’infanzia è stato lo scorporo dal piano assunzionale straordinario (fase b e c) dei docenti della scuola dell’infanzia. Il prospettato potenziamento degli organici, secondo il governo, potrà avvenire solo dopo l’approvazione della delega e dei decreti applicativi (due anni? tre anni?). Lo Stato così risparmia sugli organici penalizzando proprio uno dei segmenti più delicati del percorso formativo nazionale. Una vera vergogna!