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ATTENZIONE AL PTOF!

a cura dei COBAS-SCUOLA di MASSA CARRARA

giovedì 31 dicembre 2015

ATTENZIONE AL PTOF!

Come rispondere alla nota MIUR “Orientamenti per l’elaborazione del PTOF”
Il MIUR non fa che riempirsi la bocca della “piena autonomia” che le scuole “finalmente” potranno realizzare grazie all’intervento legislativo della 107. Bene. E allora, siccome autonomia significa libera scelta delle istituzioni scolastiche, riprendiamoci i pieni poteri decisionali dei Collegi Docenti e dei Consigli di istituto, visto che la Legge 107 niente ha cambiato in proposito. E’ lo stesso MIUR nella sua terribile Nota 285 dell’11 dicembre scorso a parlare di “piena attuazione e pieno esercizio dell’autonomia scolastica” e a sottolineare che “l’Amministrazione non vuole imporre un format rigido di riferimento, che ‘ingabbi’ e limiti l’autonomia progettuale delle scuole”. Leggiamo queste citazioni dentro i nostri Collegi perché la Nota va considerata come un semplice “consiglio” e nessun preside potrà portarla nei nostri Collegi considerandola prescrittiva. E sarà inutile richiamare l’aggettivo più utilizzato nella Nota, “ineludibile”, che non è affatto sinonimo di “obbligatorio.

Vediamo la Nota più nel dettaglio.

PTOF e RAV. Il PTOF dovrà essere coerente, ci dicono, con il RAV. Dunque verifichiamo che il RAV sia stato approvato dal Collegio e, nel caso non fosse stato portato in Collegio dal preside, far verbalizzare l’anomalia. Pretendete che in Collegio siano ben chiarite le priorità contenute nel RAV e le conseguenti “azioni di miglioramento” e, su queste, date battaglia perché spesso esse sono generiche e le loro modalità attuative possono essere anche molto diversificate.
Il rapporto con studenti, famiglie e territorio. Sarà questo un ambito reale di autonomia dei presidi che decideranno quali aziende o quali istituzioni culturali favorire nei loro territori; ricordiamoci che la legge, come ribadisce la Nota, afferma che il Dirigente deve tener conto “delle proposte e dei pareri formulati dagli organismi e dalle associazioni dei genitori e degli studenti”. Chiediamo ai Dirigenti se hanno ottemperato a questi passaggi.

Flessibilità didattica e organizzativa. E’ questa una delle parti peggiori della Nota, quella in cui il volto della “mala scuola” della Legge 107 si mostra pienamente; ecco cosa suggerisce il MIUR: “Il raggiungimento degli obiettivi della legge non può prescindere da forme organizzative flessibili, quali il potenziamento del tempo scolastico, anche oltre i modelli e i quadri orari, nei limiti della dotazione organica, tenuto conto delle scelte degli studenti e delle famiglie, sin dalla scuola del primo ciclo. Oltre a ciò potranno essere previste forme di integrazione tra le discipline e la loro possibile aggregazione in aree nella scuola primaria, l’articolazione modulare del monte orario di ciascuna disciplina nella scuola secondaria, la programmazione plurisettimanale e flessibile dell’orario complessivo, anche mediante l’articolazione del gruppo classe”. Altro che qualità: il MIUR spinge per una vera e propria deregulation dell’organizzazione scolastica suggerendo modalità che minano alla base le professionalità magari acquisite in anni di lavoro: che altro significa infatti aggregare le aree nella scuola primaria, se non svalutare le competenze specifiche delle singole maestre? E il suggerimento per una didattica modulare che porterebbe magari a concentrare in un quadrimestre tutte le ore di una materia per poi scambiarle nel secondo quadrimestre con un’altra materia? Magari costruendo classi per livello così che in una scuola ci sarà un gruppo classe che in alcuni momenti dell’anno farà un programma base di matematica e l’altro gruppo classe, quello dei bravi, che farà matematica a un livello superiore in un’altra parte dell’anno. Tutto questo ha come precondizione e conseguenza insieme la deregulation dell’organizzazione del lavoro che infatti, viene suggerito, deve essere con orario flessibile e a programmazione plurisettimanale. Tutto il personale della scuola diventerà strutturalmente precario.
La Nota insiste in più passaggi sulla centralità della flessibilità legandola esplicitamente alle classi aperte per gruppi di livello. E’ un punto a cui prestare particolare attenzione. In tutti questi anni a noi docenti è sembrato scontato il principio di costruzione di una classe iniziale: mescolare diversi livelli di apprendimento e capacità per avere un gruppo classe equilibrato in modo che tutte le classi iniziali del ciclo avessero le stesse caratteristiche. A ben pensare questa non è solo un’idea di classe o di scuola, è anche un’idea precisa di società, una società delle pari opportunità, in cui tutte le classi e tutti gli studenti potessero avere le stesse opportunità, e non pare che fino a pochi anni fa questo abbia comportato una scarsa qualità del sistema scolastico italiano, anzi! Al contrario, classi costruite in base al livello degli studenti sono portatrici di un’idea di scuola del tutto meritocratica, nella quale chi parte con un qualsiasi tipo di svantaggio, resterà inchiodato al suo livello di partenza e la competizione sarà il cibo quotidiano dei nostri studenti che devono abituarsi da subito a vivere in una società ontologicamente divisa tra chi merita e chi no. Dunque facciamo molta attenzione a ciò che inseriamo nel PTOF su questi punti e rifiutiamo di accorpare aree disciplinari, organizzare la didattica per moduli e limitiamo al massimo la differenziazione tra recupero e potenziamento, a meno che essi non avvengano in orario extrascolastico. La Nota insiste poi a lungo sulla flessibilità organizzativa come chiave di volta dell’”ammodernamento” della scuola: gruppi di recupero o potenziamento, didattica cooperativa e “laboratoriale”, problem solving, insegnamenti opzionali e, naturalmente, alternanza scuola-lavoro.

La centralità dello studente e il curricolo della scuola. Nonostante la legge, grazie anche ad alcuni emendamenti approvati nel corso dell’iter parlamentare, elenchi al comma 7 molte attività che le scuole potrebbero intraprendere (compresa la riduzione del numero di alunni per classe, per fare solo un esempio), la Nota ne trasceglie solo alcune e continua con i mantra della nuova presunta qualità della didattica: in primis l’alternanza scuola-lavoro e subito dopo nuovamente il digitale, la didattica per competenze, l’insegnamento in lingua inglese di discipline non linguistiche, l’orientamento e, questo davvero immancabile, la valutazione degli apprendimenti (cioè l’INVALSI e le ugualmente pericolose prove parallele).

L’organico dell’autonomia. Se a qualche docente di ruolo fosse rimasto il dubbio di sentirsi al riparo dalle devastanti novità della 107, si ricreda pure. L’organico di una scuola non andrà distinto tra docenti di ruolo e docenti di potenziamento, ma tutti dovranno essere utilizzati in modo flessibile, dunque tutti potranno essere chiamati a fare supplenze, progetti e progettini: “L’organico dell’autonomia andrà gestito in modo unitario e senza una rigida separazione tra posti comuni e posti di potenziamento”. La Nota è molto chiara: si tratta di “superare la tradizionale divaricazione tra organico di diritto e organico di fatto”; inoltre le scuole dovranno indicare nel PTOF anche le esigenze di organico per le supplenze brevi (“previsione basata sulle serie storiche di scuola”) e dunque tutti i docenti senza nessuna distinzione potranno essere chiamati a fare le supplenze brevi; considerando il fatto che in questi anni i presidi si sono affannati a trovare tutte le scorciatoie possibili pur di non nominare i supplenti brevi, ricorrendo spessissimo a partiche illegali (smistamenti, uscite e entrate fuori orario, ecc.), ben poco dirà la serie storica delle supplenze sulle esigenze reali di una scuola e le assenze dei colleghi ricadranno sull’organico attuale. La Nota torna poi ad insistere sulla formula delle “classi aperte” che il MIUR intende in modo sempre più chiaro come gruppi di livello: dobbiamo dunque prestare su questo punto la massima attenzione, se non vogliamo ritrovarci con classi omogenee per livello affidate a docenti considerati anch’essi di differenti livello. E’ questa d’altra parte una richiesta esplicita di Confindustria per l’alternanza scuola-lavoro: non solo vogliono la forza lavoro dei nostri studenti, ma pretendono anche di organizzarla per gruppi di livello, come accade in ogni buona azienda che si rispetti.
Le attrezzature e infrastrutture materiali. Sembra che al MIUR non conoscano la situazione disastrosa delle nostre scuole e gli unici suggerimenti che riescono a dare sulle infrastrutture puntano ancora tutto sul digitale, come se nel settore non fossero stati fatti investimenti ingenti già da molti anni, investimenti che non sembrano aver portato quella “rivoluzione nella qualità della didattica” tanto propagandata e finanziata.

Reti di scuole e collaborazioni esterne. Nel PTOF le scuole dovranno anche indicare i progetti per i quali intendono avvalersi delle reti di scuole con docenti che saranno gestiti “in rete”. Nelle reti inoltre potranno inserirsi anche i privati; facciamo molta attenzione perché far entrare i privati nelle nostre scuole, significa appaltare loro una fetta della progettazione didattica.
Piano di formazione del personale. Le reti di scuole sono chiamate esplicitamente in causa anche per quanto riguarda la formazione in servizio del personale, che secondo la legge dovrebbe diventare obbligatoria. E’ questo un punto di valenza strategica nella trasformazione della scuola, perché appena sarà messo a punto l’intero meccanismo ci sarà un piano nazionale di aggiornamento (non ancora uscito) che deciderà su cosa i docenti saranno obbligati a fare aggiornamento; assisteremo ad un indottrinamento che varierà a seconda dei desiderata del MIUR e di Confindustria. Secondo la Nota già da quest’anno “Il piano di formazione dovrà essere inserito organicamente nel PTOF”.
E’ bene sapere e far sapere ai colleghi che la specifica delle 50 ore obbligatorie, con le modalità previste dal piano nazionale di aggiornamento, NON E’ NEGLI ARTICOLI DELLA LEGGE, ma nella relazione tecnica; la legge dà spazio alla programmazione degli istituti nella loro autonomia, anche se ne abbina la coerenza col piano di miglioramento. Dunque dobbiamo puntare in Collegio a far votare una proposta che lasci il più ampio spazio possibile alla libertà individuale di aggiornamento e di scelta, dobbiamo individuare al contempo (votandole) alcune tipologie di formazione che davvero interessano la maggioranza dei docenti e comunque non formalizzare la quantità perché le 50 ore non sono affatto normate esplicitamente nella legge. Se non porremo la questione delle nostre scelte autonome nei Collegi, ci ritroveremo a fare aggiornamenti sulla didattica per competenze, sul digitale, sui BES, oltre alla solita sicurezza; prendiamo la parola nei Collegi e difendiamo anche sotto questo aspetto la libertà di insegnamento. Hanno stanziato molti soldi per farci il lavaggio del cervello, 40 milioni annui che stanno per arrivare alle scuole, ovvero 52,20 € a docente, anche se non è ancora chiaro se questi soldi arriveranno strettamente vincolati alle attività organizzate dal piano nazionale del ministero o saranno in parte gestiti dalle scuole.

Molte dunque e rilevanti sono le questioni sulle quali saremo chiamati ad esprimerci entro il 15 gennaio; non è il solito adempimento burocratico e non possiamo comportarci come purtroppo da molto tempo e in molte scuole ci si comporta per il POF. Pretendiamo che venga fatto conoscere dai presidi per tempo il documento che andremo a votare, perché altrimenti sarà molto difficile intervenire su materiale così ampio e complesso visionandolo di sfuggita solo in sede di Collegio.
Cerchiamo di ostacolare il più possibile l’incarnazione della 107 a livello delle singole scuole; difendiamo la nostra scuola e la scuola democratica nella quale ci siamo formati e nella quale abbiamo sinora cercato di formare i nostri studenti.
Ricordate che, se non si riuscisse a far passare come maggioritaria la nostra posizione nei collegi, potete dichiarare che vi avvalete della opzione di minoranza prevista dalla legge e fate verbalizzare la vostra dichiarazione con vostro nominativo invitando i colleghi che condividono a fare altrettanto (art.3 DPR 275/99, che prevede il riconoscimento delle diverse opzioni metodologiche, anche di gruppi minoritari).

COBAS-SCUOLA MASSA CARRARA