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Precari: vittoria nel ricorso contro il pettine - Centro Studi per la Scuola Pubblica di Padova
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sentenza della Corte Costituzionale

Precari: vittoria nel ricorso contro il pettine

commento Anief

giovedì 10 febbraio 2011

La Corte Costituzionale dà ragione all’Anief

Illegittimo l’art. 1, comma 4-ter, del d.l. n. 134 del 2009
perché viola l’articola 3 della Costituzione. Abrogata la norma del
Salva-precari voluta dal Ministro Gelmini per evitare il
commissariamento. Ora più di 15.000 ricorrenti iscritti al Sindacato
possono reclamare il ruolo. La norma salva-Gelmini cade sotto la scure
dei giudici costituzionali.

testo della sentenza: http://www.orizzontescuola.it/sites/default/files/sentenza_coda_pettine_corte_costituzionale.pdf

I giudici della corte costituzionale con l’
ordinanza n. 41 del 9 febbraio 2011, danno ragione all’ordinanza del 5
febbraio 2010 dei giudici del Tar Lazio e confermano i rilievi mossi
dai legali dell’Anief, gli avv. F. Ganci e W. Miceli del foro di
Palermo, censurando tutti i rilievi dell’avvocatura dello Stato (tra
cui il difetto di giurisdizione del giudice del lavoro alla luce delle
sentenze delle sezioni unite della cassazione). Nell’aggiornamento
delle graduatorie ad esaurimento disposto dalle norme vigenti, il
personale docente ha diritto al trasferimento e all’inserimento a
pettine secondo il proprio punteggio (merito) e non secondo l’anzianità
di iscrizione in graduatoria.

Neanche due anni fa, l’Anief otteneva
per più di 15.000 ricorrenti l’annullamento del decreto ministeriale n.
42/09 laddove vietava il trasferimento da una graduatoria all’altra all’
atto dell’ultimo aggiornamento (biennio 2009-2011) e disponeva l’
inserimento in coda in altre tre province aggiuntive. Il sindacato
vinceva l’appello per la sospensione cautelare dell’ordinanza proposto
dal Miur in Consiglio di Stato, ma il ministro Gelmini decideva di non
eseguire il disposto del giudice amministrativo. A questo punto, i
legali dell’Anief ottenevano la nomina del Commissario ad acta, dott.
Cannerozzi de Grazia, per l’esecuzione coattiva delle ordinanze
cautelari, ma il ministro otteneva in sede di conversione del
cosiddetto salva-precari, dal Parlamento, nonostante la fiera
opposizione dell’on. Russo (PD) in Commissione cultura della Camera, l’
approvazione di una norma di auto-interpretazione autentica che per i
giudici del Tar Lazio violava palesemente gli artt. 24 e 113 della
Costituzione, in quanto essa avrebbe avuto l’unico scopo di limitare il
diritto di difesa dei ricorrenti, ai quali sarebbe preclusa, per
effetto dello jus superveniens, la possibilità di conseguire l’
esecuzione della sentenza di primo grado già pronunciata in loro favore
dal TAR. E così è avvenuto con più di 20.000 immissioni in ruolo e
200.000 nomine di supplenti annuali che il MIUR ha disposto in palese
violazione delle pronunce del giudice amministrativo e del merito dei
candidati.

A questo punto, dichiara il presidente nazionale dell’
Anief, dott. Marcello Pacifico, il ministro Gelmini dovrebbe prendere
atto di non essere stata capace di gestire le graduatorie del personale
docente, dovrebbe assumersi la responsabilità di aver creato un
profondo danno erariale alle casse dello Stato e sanare la posizione
dei ricorrenti aventi diritto, senza nulla togliere ai docenti già
individuati nei contratti, come da prassi corrente. Le regole vanno
rispettate così come il rapporto tra i poteri dello stato. L’organo
esecutivo deve assolvere a quanto disposto dalla magistratura e non
interpretare liberamente o faziosamente le regole del diritto. Ancora
una volta, l’Anief si dimostra corretta interprete della giurisprudenza
e baluardo dei principi fondamentali della Costituzione. Dopo aver
tutelato il diritto alla mobilità del personale precario e all’
istruzione degli alunni con disabilità, ora, obiettivo dell’
organizzazione sindacale e professionale, da poco entrata nella
Confedir Mit-Pa, è quello di stabilizzare i supplenti docenti e ata che
hanno conseguito tre anni di servizio nel rispetto della normativa
comunitaria, di tutelare i docenti di ruolo che hanno avuto bloccato
per due anni gli scatti biennali di anzianità, e di ripristinare il
rispetto delle relazioni sindacali.

Siamo convinti, in conclusione,
che alla fine, in uno stato di diritto il rispetto delle regole paghi e
questo ci conforta, specialmente per chi è chiamato ad educare e
formare le nuove generazioni del nostro Paese. La sentenza spazza via
così ogni dubbio anche a chi, in questi giorni, ha proposto la proroga
delle graduatorie in emendamenti specifici al mille-proroghe in
discussione al Senato: è evidente, infatti, che un blocco o una
cancellazione delle stesse graduatorie violerebbe i principi richiamati
dal Giudice delle leggi.