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Diritti a scuola

500€. La scuola non è un mercato e noi non siamo in vendita.

di Giuseppe Zambon

martedì 27 ottobre 2015

La scuola non è un mercato e noi non siamo in vendita.

di Giuseppe Zambon

500 € direttamente in conto corrente, netti ed esentasse. Una cuccagna in tempi di magra e che magra! Una magra tanto pesante da pensarci bene sugli scioperi da fare, tanto da tenere in considerazione le miserie dello ‘stipendio accessorio’ collaborando - in troppi purtroppo - anche con i nuovi presidi padroni, tanto da indurre molti a pigliare qualche ora in più delle dovute 18 … ma chi l’ha vista la ripresina?!!

Sono 6 anni che non si vede un € fresco nella scuola, i contratto è ancora bloccato nonostante che la Corte Costituzionale abbia dichiarato illecito e illegittimo il blocco per tutto il Pubblico Impiego, mentre l’aumento dei costi del vivere, in particolare dei servizi, ha continuato ad erodere il nostro misero potere d’acquisto.

Sono uscite ovunque le tabelle che mostrano come gli stipendi degli insegnanti, ancor peggio quelli del personale ata, sono i più bassi dell’Unione Europea [ce la giochiamo con la Grecia] ma, dobbiamo consolarci con la prossima legge di stabilità [la finanziaria] che – Renzi & Padoan – si sgolano a garantire essere espansiva dei consumi.

Forse si, ma quali: dei consumi e degli investimenti delle imprese. Intanto per i lavoratori della scuola sono stanziati mediamente 8 € lordi, 5 netti, al mese.
5€ da contrattare contro 500 a pioggia ed egualitari, un bel assist, fatto in casa, alla Buona Scuola del Renzi, un bel sberleffo al Sindacato, alle RSU, agli ATA, alle stesse dichiarazioni governative profuse su selezione e merito quali metro per l’erogazione di fondi e denari.
Dov’è finito il mantra dell’impossibilità di reperire risorse per la scuola? Quando servono i soldi si trovano.

Ciò a cui mira il governo di Renzi è lampante: saltare a piè pari qualsiasi intermediazione sindacale, qualsiasi contrattazione, definire e disporre immediatamente – novello Principe – quello e quanto sia da destinare ai propri sudditi, che non potranno che esser grati per sempre e riconoscenti nelle urne.
No, questa è una vera porcata. 500 € cosa sono difronte agli arretrati di sei anni di contratto bloccato, agli scatti di anzianità negati, ai compensi, alle indennità, ai rimborsi che ci sono stati tolti, alla denigrazione del nostro operare, alla lapidazione sociale che contro di noi è stata diffusa.

Lasciamo perdere qualsiasi discorso serio sull’aggiornamento: ben venuti siano i 500€ ma questi non bastano per comprarci, la scuola pubblica non è in vendita così come non lo sono i lavoratori che la fanno vivere e sanno renderla – nonostante tutti i tagli e le angherie subite – un ambiente vivo culturalmente, cooperativo, efficiente ed efficace. Non lo affermiamo noi ma la stessa OCSE.

Quello che vogliamo sono diritti, dignità, rispetto e riconoscimento sociale per quello che ogni giorno facciamo con i vostri figli, i cittadini di domani.