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Una Buona Scuola per tutti e di tutti

10 FAQ! UNA BUONA SCUOLA PER CHI?

di Carmelo Paladino

martedì 15 settembre 2015

FAQ! Una scuola buona per chi?

di Carmelo Palladino da vivalascuola

Lo scorso anno scolastico si è chiuso all’insegna delle proteste e delle lotte degli insegnanti che, in modo quanto mai determinato, hanno cercato fino all’ultimo di respingere una riforma contestata in ogni punto. Quella che da marzo a luglio ha accompagnato nelle forme più varie l’intero iter di approvazione della legge 107/2015, infatti, è stata una mobilitazione di cui si ricordano pochi precedenti nella storia della scuola italiana. Una mobilitazione che ha avuto i suoi momenti principali nello sciopero del 5 maggio, uno dei più partecipati di sempre, e nel blocco degli scrutini di giugno, proclamato e sostenuto, forse per la prima volta, da tutti i sindacati, ma che ha attraversato gli spazi fisici e virtuali quasi quotidianamente, dando sfogo all’indignazione, alla rabbia e anche alla creatività dei suoi protagonisti. Una mobilitazione cui gli eventi hanno riservato scarsa fortuna, se si considerano, nel corso dei velocissimi passaggi parlamentari, la quantità e la qualità delle modifiche apportate a un testo di cui – in modo quasi unanime – si chiedeva il ritiro, ma che ha avuto sicuramente il merito di ricompattare una categoria troppo spesso divisa e sempre meno avvezza alle rivendicazioni collettive, e di farlo proprio contro quell’impronta fortemente divisiva e individualistica che rappresenta la base della cosiddetta “buona scuola”.

È da qui che bisogna ripartire adesso, da questa unità, da questa riscoperta voglia di opporsi alla deriva aziendalistica presentata ormai quasi sfacciatamente come l’unica strada possibile, all’orizzonte di precarietà che sempre più si insinua sul lavoro degli insegnanti così come sul futuro degli studenti, all’ignorante arroganza di un decisionismo becero e senza scrupoli.

Perché la partita non è ancora persa. Molto si giocherà nei prossimi mesi in cui i docenti saranno chiamati ad accogliere i primi elementi della riforma come il comitato di valutazione, con la sua nuova composizione e le sue nuove prerogative, e il piano triennale dell’offerta formativa, con il suo ruolo fondamentale nella definizione dell’organico di potenziamento e del progettificio. Senza dimenticare il RAV (Rapporto di Autovalutazione) che, pur non facendo propriamente parte della riforma, vi si inserisce in modo perfetto, come la tessera di un puzzle. Dalla capacità di contrastarli o quantomeno di minimizzarne gli effetti dipenderanno gli sviluppi futuri della legge, la possibilità reale di applicarla che, come sempre, non può prescindere dalla collaborazione dei docenti. Una collaborazione che sarà necessario negare fin dal primo giorno.

Diversamente, non è molto difficile immaginare il destino della scuola italiana. Certo, non è possibile scendere nello specifico oggi, quando ancora le ultime due fasi delle assunzioni devono essere espletate, quando ancora le deleghe date in bianco al governo devono essere scritte , e quando ancora i famosi ambiti territoriali da cui avrà luogo la chiamata diretta devono essere istituiti. Ma, testo alla mano, alcune previsioni possono essere azzardate, anche se – e questa volta è proprio il caso di dirlo – varie Cassandre, nei mesi scorsi, ci avevano messo in guardia.

Procediamo per gradi, anzi per FAQ, tanto di moda in questo periodo.

1. È proprio vero che, con la legge 107/2015, cambierà tutto?

No, della Riforma Gelmini ad esempio non cambia quasi niente: il quadro orario ridotto nel 2008 non è stato ripristinato ex legis, si è solo data la possibilità alle singole istituzioni scolastiche di ampliare l’offerta formativa senza nuovi oneri per lo Stato (art. 1, c. 7); non riduce il numero di alunni per classe tout court, bensì dà soltanto la facoltà ai dirigenti di contravvenire alla norma qualora si ritenga necessario e senza maggiori oneri per lo Stato (c. 7n e c. 84); non ridà valore alla professionalità docente, visto che non ripristina gli scatti di anzianità congelati di fatto fino al 2018 (insieme all’indennità di vacanza contrattuale) .

2. È proprio vero che il preside avrà molto più potere?

Sì. Al comma 78 si afferma che il dirigente scolastico per dare piena attuazione all’autonomia scolastica, «garantisce un’efficace ed efficiente gestione delle risorse umane, finanziarie, tecnologiche e materiali». Inoltre al comma 79 si specifica che, dall’anno scolastico 2016/2017, proporrà «gli incarichi ai docenti di ruolo assegnati all’ambito territoriale di riferimento» e, al comma 127, che sarà sempre lui, sui criteri identificati da un comitato preposto (c. 129), ad assegnare annualmente una retribuzione aggiuntiva sulla base «di motivata valutazione».

3. È proprio vero che, per merito del piano di assunzioni straordinario, non ci saranno più precari né supplenze?

No. Al contrario la legge 107/2015 – attraverso gli incarichi triennali, la mobilità e l’organico funzionale – precarizza tutta la categoria docente. Inoltre il piano di assunzioni, che già dall’inizio lasciava fuori decine di migliaia di docenti che da anni lavorano a servizio dello Stato e dei cittadini, non solo non riuscirà ad esaurire le famose GaE, ma dei 102.734 posti alla fine stabiliti (altro che i 150.000 millantati lo scorso settembre!) riuscirà ad assegnarne meno di 90.000.

Per quanto riguarda le supplenze, invece, il dirigente, grazie all’organico dell’autonomia, potrà forse coprire le assenze fino a 10 giorni (c. 85), ma le persone continueranno ad ammalarsi per periodi più lunghi, a prendere aspettative, a fare bambini. Ciò che cambierà è che, a partire da settembre 2016, i supplenti potranno lavorare solo per 36 mesi anche non continuativi sui posti vacanti e disponibili (c. 131), onde evitare di dover riconoscere loro quanto stabilito dalla Corte di Giustizia europea e, tra questi, chi non è inserito nelle GaE, continuerà a non maturare nessun diritto all’assunzione.

4. Che cos’è l’organico dell’autonomia e chi ne farà parte?

L’organico dell’autonomia è costituito da posti comuni, per il sostegno e per il potenziamento dell’offerta formativa e a decorrere dall’anno scolastico 2016/2017 sarà ripartito tra gli ambiti territoriali (c. 63 e c. 68). Per cominciare ne faranno parte i docenti assunti nella fase B – posti comuni e per il sostegno – e quelli assunti nella fase C – posti per il potenziamento – del piano straordinario di assunzioni (c. 98). Essi riceveranno un incarico triennale al termine del quale, a seconda delle variazioni del POF, potranno essere rispediti nel proprio ambito territoriale da cui o saranno pescati di nuovo da altro preside o assegnati d’ufficio dall’USR (da c. 79 a c. 85). Inoltre, i docenti che lavoreranno sul potenziamento non saranno più legati, nell’esercizio della propria professione, ad una cattedra in un singolo istituto, bensì al dirigente che li ha scelti, il quale deciderà come e dove servirsene. Nello specifico, il 10% di loro potrà essere destinato addirittura a diventare collaboratore del capo (che culo, ndr), mentre gli altri saranno impiegati nei progetti e nelle supplenze fino a 10 giorni (c. 7 e c. 85)

5. Sono un insegnante di ruolo da diversi anni, quindi io non diventerò mai parte dell’organico dell’autonomia, vero?

Falso. Chi, nel corso della propria carriera, sarà in esubero o soprannumerario perderà la titolarità e andrà a rimpinguare il calderone dell’ambito territoriale da cui si viene scelti, in base al proprio curriculum (c. 80), dal dirigente scolastico (c. 73). Così come chi, nel corso della propria vita, deciderà di chiedere trasferimento (c. 73 e c. 108). La durata dell’incarico quando si viene assunti in organico dell’autonomia è strettamente legata al POF, sicché la sua durata è triennale (da c. 12 a c. 14).

6. Sono un insegnante bravo. Con questa riforma verrò premiato economicamente vero?

Dipende cosa il comitato di valutazione e il dirigente intendano per bravo. Potrebbe essere bravo chi ha più alunni promossi o chi fa più attività extrascolastiche gratuite (c. 129). Oppure chi è sufficientemente ruffiano, flessibile e disponibile, a far cosa è poi un dettaglio.

A livello economico, considerando che tre anni di blocco degli scatti hanno sottratto a ogni singolo docente circa 780 euro annui , chi verrà selezionato per l’attuale incentivo al merito guadagnerà circa 60 euro in più al mese , che moltiplicati per 12 fanno 720 all’anno (c. 126). Il conto è presto fatto: lo Stato risparmia, il corpo insegnante – poiché la cifra sarà destinata a una minoranza – risulterà sempre più in conflitto e l’ambiente lavorativo peggiorerà ulteriormente.

7. È vero che la qualità didattica, grazie alla formazione obbligatoria, migliorerà?

No. Innanzitutto perché qualcosa di imposto non viene necessariamente fruito, ovvero il docente può partecipare ad un corso di formazione e nel mentre, poiché l’argomento non è di suo interesse, pensare ai fatti suoi; in seconda battuta poi, come specificato al comma 124, le attività di formazione sono definite dai singoli istituti scolastici in base al proprio POF e non in base alle singole discipline.

8. Nonostante venga attribuito più potere al dirigente e la formazione sia obbligatoria, la libertà d’insegnamento sancita dalla Costituzione non viene intaccata, vero?

Falso. Ad esempio se una scuola decidesse di istituire un corso sulla metodologia didattica flipped classroom e un docente non volesse metterla in pratica, in teoria nulla dovrebbe accadere visto che l’articolo 33 della Costituzione sancisce la libertà d’insegnamento. Peccato che il dirigente, con la legge 107, potrebbe valutare la didattica del docente in questione non compatibile col proprio POF e rispedirlo al mittente, in barba a qualsiasi articolo costituzionale (c. 80).

9. La disoccupazione, vista l’alternanza scuola lavoro, diminuirà?

No. In primis perché non è la scuola a causarla, ma l’attuale crisi sommata a decenni di scelte politiche ed economiche sbagliate; in secundis perché l’aumentare il monte ore di stage obbligatorio (c. 33) non solo vincola il curriculum dello studente al proprio territorio impoverendone così le possibilità future, non solo riduce le attività dedicate all’istruzione le quali contribuiscono alla formazione del pensiero critico, non solo lo sottrae ad un ambiente di apprendimento, la scuola, per inserirlo in un ambiente di produzione, il lavoro, ma soprattutto lo educa al lavoro gratuito, questo sì, per qualcuno, risolutore della crisi in atto.

10. Mio figlio frequenta una scuola disagiata, mentre quello di mia sorella una scuola prestigiosa del centro: avranno entrambi la stessa formazione e le stesse possibilità?

No. In realtà ci sono altissime probabilità che chi vive in zone disagiate sia svantaggiato. La legge attuale infatti fornisce la possibilità (da c. 145 a c. 150) di fare donazioni ai singoli istituti con un credito d’imposta pari al 65%. Appare quindi evidente che attireranno il maggior numero di investimenti quegli istituti frequentati da figli di persone facoltose le quali possono permettersi di donare denaro al fine di migliorare l’istruzione dei propri pargoli. Però c’è da star sereni, perché una quota pari al 10 % delle somme complessivamente erogate sarà assegnata alle scuole a cui, media nazionale alla mano, è stato donato meno e con tali percentuali la sperequazione sarà senz’altro sanata. Inoltre chiunque, a prescindere dal proprio reddito, può detrarre nella misura del 19%, le spese sostenute per la frequenza di scuole statali e paritarie fino a 400 euro l’anno per studente, sicché l’egualitarismo è compiuto: avranno la stessa cifra chi ha un reddito familiare annuo di 30.000 e chi di 100.000 (c. 151). Sarà grazie a queste garanzie che Mattarella, firmando la legge in quattro e quattr’otto, ha giudicato non violati l’art. 3 e l’art. 33 della Costituzione?

Note

1. A questo proposito è emblematica la vicenda che più di ogni altra ha caratterizzato l’estate, quella legata all’ormai tristemente nota fase nazionale del piano straordinario di assunzioni. Decine di migliaia di docenti che in cambio dell’assunzione a tempo indeterminato sono stati costretti ad effettuare una domanda al buio e a offrire la propria disponibilità a trasferirsi in una qualsiasi provincia d’Italia. Un vero e proprio ricatto condito da ulteriori incertezze legate alle possibili conseguenze per chi non avesse prodotto questa richiesta – indispensabile per essere assunti quest’anno, ma non obbligatoria – e, proprio negli ultimi giorni utili per la presentazione della stessa, al cambiamento dei criteri da seguire per l’assegnazione dei posti della fase C. Su quest’ultimo punto va detto che il Miur non ha ancora emanato nessuna comunicazione chiara e ufficiale e tutto rimane legato a quanto scritto nella seconda serie di Faq, pubblicata il 6 agosto, e a una manciata di dichiarazioni di alcuni esponenti della Maggioranza e del Ministero. Per maggiori informazioni sui numerosi aspetti della questione si segnalano i seguenti contributi:

S. Intravaia, Prof neoassunti, così funziona il “cervellone” che assegna le cattedre

Coordinamento precari scuola Bologna, Avviso ai naviganti: a tutti i docenti coinvolti nel piano straordinario di deportazione nazionale!

M. Raiola, La lettera dell’insegnante: “Ho rifiutato l’assunzione a scuola, non insultatemi”

A. Sani, Scuola, mai più “deportazione dei docenti”

C. Benedetti, Ripercorriamo come si è svolta la gestione della domanda per le assunzioni fase B e C

G. Denaro, E. Recchi, Di ruolo ma precari. Numeri, fasi e considerazioni sul piano d’assunzioni, in Cobas n. 58, p. 11

2. Nella Legge 107 commi da 180 a 191, si delega il Governo ad adottare – entro diciotto mesi dalla sua entrata in vigore (16 luglio 2015) – uno o più decreti legislativi finalizzati a: • Riordino normativo in materia di sistema nazionale di istruzione e formazione • Riordino della formazione iniziale e di accesso nei ruoli di docente nella scuola secondaria • Promozione e inclusione scolastica degli studenti con disabilità • Revisione dei percorsi dell’istruzione professionale e raccordo con i percorsi dell’istruzione e formazione professionale • Sistema integrato di educazione e di istruzione dalla nascita fino ai sei anni • Effettività del diritto allo studio, potenziamento della carta dello studente • Promozione e diffusione della cultura umanistica, valorizzazione del patrimonio artistico-culturale • Revisione e riordino della normativa in materia di istituzioni e iniziative scolastiche italiane all’estero • Adeguamento in materia di valutazione e certificazione delle competenze degli studenti, nonché degli esami di Stato, anche in raccordo con la normativa vigente in materia di certificazione delle competenze.

3. Poiché la Legge 107 è costituita soltanto dall’articolo 1 e dai suoi 212 commi, d’ora in poi – per comodità – si citerà esclusivamente il numero di quest’ultimi,

4. Secondo un articolo di Repubblica del 20 agosto, le assunzioni potrebbero essere addirittura 15-20 mila in meno rispetto a quanto previsto. Questo perché, oltre alla già nota carenza nelle GaE di insegnanti specializzati nel sostegno o abilitati in alcune materie (come matematica alle medie), bisogna considerare che una parte delle domande inviate – circa 10.000 tra quelle prodotte dai docenti dell’infanzia per i quali non è previsto l’organico di potenziamento e circa 3.000 effettuate da personale poi assunto nelle fasi 0 e A – sarà di fatto inutilizzabile ai fini dell’assunzione. Stando ai numeri riportati nello stesso articolo, inoltre, possiamo ricavare un’altra interessante informazione: i docenti che avrebbero potuto effettuare la domanda ammonterebbero a circa 107mila (cifra che otteniamo sottraendo i 29mila assunti nelle fasi 0 e A dai 136mila docenti complessivamente presenti tra GaE e GM). Questo vuol dire che solo il 65% degli aventi diritto ha deciso di presentarla.

5. A. Palmi, convegno CESP 26/03/2015, dal minuto 7.46

6. Merito. Anief, E’ di soli 60 euro al mese l’aumento, e spetterà ad appena il 10% di personal